Roma, 24 febbraio 2026 – A Prato sarebbe stata messa in piedi un’organizzazione capace di gestire illegalmente l’accesso all’Ufficio Immigrazione della questura, trasformando la fila per la richiesta di protezione internazionale in un vero e proprio mercato parallelo.
Secondo quanto emerso dalle indagini della procura, due cittadini cinesi di 47 anni sarebbero tra i presunti promotori del sistema. Ieri mattina la squadra mobile ha eseguito perquisizioni nei loro confronti, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore Luca Tescaroli.
Il sistema: posti bloccati all’alba e rivenduti
Il meccanismo, secondo gli investigatori, era semplice quanto redditizio. Alcuni collaboratori – almeno tredici quelli individuati finora – si mettevano in fila prima dell’apertura degli uffici per “bloccare” i primi posti disponibili.
Successivamente il posto veniva ceduto a pagamento a chi era disposto a versare somme comprese tra i 1.000 e i 1.500 euro. Il tutto avveniva in un contesto particolarmente delicato: lo sportello per la richiesta del permesso di protezione internazionale è attivo solo il lunedì e accetta un massimo di dieci persone per sessione. Un limite che rende l’accesso estremamente competitivo e vulnerabile ad abusi.
Per la procura si tratterebbe di una indebita intrusione nella gestione degli accessi a un servizio pubblico essenziale, finalizzata a ottenere vantaggi economici sfruttando la necessità di chi chiede asilo o protezione.
Violenze e intimidazioni contro chi non pagava
Il sistema, secondo le accuse, non si sarebbe retto solo sulla compravendita dei posti, ma anche su intimidazioni e aggressioni.
Ieri mattina un cittadino pakistano sarebbe stato picchiato per essersi messo regolarmente in fila senza voler cedere il posto. Un episodio simile risale al 4 gennaio scorso, quando due cittadini egiziani sarebbero stati bastonati e costretti ad allontanarsi per evitare ulteriori violenze.
Le aggressioni, stando alle prime ricostruzioni, sarebbero state rivolte in particolare contro nordafricani e pakistani non disposti a pagare, mentre il sistema avrebbe favorito sia cittadini cinesi sia altri pakistani che accettavano di versare la somma richiesta.
Sequestri e indagini in corso
Nel corso delle perquisizioni odierne la squadra mobile ha sequestrato documentazione relativa a pratiche di protezione e asilo internazionale, oltre a 3.000 euro in contanti.
La situazione, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, andrebbe avanti almeno da gennaio 2026. Le indagini proseguono per accertare eventuali ulteriori responsabilità e per verificare l’ampiezza effettiva del fenomeno.
L’episodio riaccende i riflettori sulle criticità nell’accesso ai servizi per l’immigrazione e sul rischio che lunghe attese e posti contingentati possano favorire circuiti illegali ai danni delle persone più vulnerabili.


