Roma, 31 dicembre 2025 – La Corte costituzionale ha chiarito che il trasferimento alle Corti d’appello della competenza sui trattenimenti degli stranieri richiedenti asilo non è, di per sé, illegittimo. Con la sentenza n. 205, la Consulta ha respinto i dubbi di costituzionalità sollevati contro il provvedimento adottato dal governo Meloni dopo il fallimento del primo tentativo di trasferimento dei naufraghi in Albania, provvedimento che aveva sottratto la materia alle sezioni immigrazione dei tribunali distrettuali per affidarla ai giudici di secondo grado.
La decisione arriva al termine di un acceso dibattito che ha coinvolto associazioni per i diritti umani e la stessa magistratura. Le critiche si sono concentrate soprattutto sull’impatto organizzativo della norma, accusata di appesantire ulteriormente il lavoro delle Corti d’appello, già impegnate nello smaltimento dell’arretrato secondo i tempi stringenti imposti dal PNRR. A questo si è aggiunto il nodo della costituzionalità, portato all’attenzione della Consulta dalla Corte d’appello di Lecce, che con otto ordinanze quasi identiche aveva chiesto un pronunciamento diretto.
Secondo i giudici costituzionali, però, la norma rientra pienamente nella materia processuale, ambito nel quale il legislatore gode di un’ampia discrezionalità. La nuova disciplina non presenta, a giudizio della Consulta, profili di “irragionevolezza manifesta” tali da configurare una violazione della Carta. Inoltre, viene sottolineato come i giudici delle Corti d’appello siano già abituati a trattare procedimenti che incidono sulla libertà personale degli stranieri, come quelli in materia di estradizione, e dunque dispongano di una specializzazione diversa ma comunque adeguata.
La sentenza esclude anche che lo spostamento di competenza possa intaccare il carattere unitario e inscindibile delle questioni legate al diritto di asilo. Sul piano strettamente giuridico, dunque, il nuovo assetto supera il vaglio di legittimità costituzionale.
Resta però aperta una valutazione di tipo politico e organizzativo. La stessa Consulta precisa che spetterà al legislatore verificare nel tempo la “tenuta” del sistema e intervenire con eventuali correttivi qualora emergano difficoltà applicative. Un passaggio che, pur confermando la legittimità della norma, riconosce implicitamente le criticità sollevate nel dibattito pubblico e lascia aperta la possibilità di future modifiche.


