Roma, 16 luglio 2026 – L’accordo sulla migrazione tra l’Unione Europea e la Tunisia avrebbe contribuito ad alimentare e normalizzare gravi violazioni dei diritti umani nei confronti di migranti, rifugiati e richiedenti asilo. È l’accusa formulata da 46 organizzazioni umanitarie e per la tutela dei diritti umani in una dichiarazione congiunta pubblicata nel terzo anniversario della firma del protocollo d’intesa tra Bruxelles e Tunisi.
Il memorandum, sottoscritto il 16 luglio 2023, comprende una componente dedicata alla cooperazione migratoria, con l’obiettivo di rafforzare il controllo delle frontiere e ridurre le partenze irregolari dalla Tunisia verso l’Europa.
Secondo le organizzazioni firmatarie, tuttavia, il sostegno europeo avrebbe rafforzato apparati di sicurezza accusati di intercettazioni violente in mare, detenzioni arbitrarie, torture, violenze sessuali, espulsioni collettive e trasferimenti forzati verso le zone desertiche ai confini con Algeria e Libia.
Oltre 100 milioni per il controllo delle frontiere
Nell’ambito dell’accordo, l’UE e i suoi Stati membri avrebbero stanziato 105 milioni di euro per le operazioni di intercettazione in mare e per il controllo delle frontiere tunisine.
Almeno 65 milioni, sostengono le associazioni, sarebbero già stati destinati alla formazione, all’equipaggiamento e al sostegno operativo di organismi come la Guardia costiera tunisina e il Centro nazionale di coordinamento per il soccorso marittimo.
Per le organizzazioni, il proseguimento di questi finanziamenti rischia di rendere l’Unione Europea corresponsabile delle violazioni commesse dalle autorità tunisine.
«Le persone soccorse in mare hanno raccontato al nostro equipaggio storie strazianti di torture, violenze sessuali e abusi razzisti subiti in Tunisia», ha dichiarato Marie Michel, esperta di politiche di SOS Humanity.
Secondo Michel, la Guardia costiera tunisina, sostenuta economicamente dall’UE, utilizzerebbe metodi violenti contro le persone in difficoltà e le riporterebbe forzatamente in un contesto nel quale rischiano nuove violenze, deportazioni nel deserto o trasferimenti verso la Libia.
Le denunce di abusi
Dalla firma del memorandum, organismi delle Nazioni Unite e organizzazioni indipendenti hanno documentato numerosi episodi di violenza ai danni delle persone migranti.
Tra gli abusi denunciati figurano manovre pericolose durante le intercettazioni in mare, arresti indiscriminati, maltrattamenti, violenza sessuale ed espulsioni collettive verso i Paesi confinanti.
Le associazioni sottolineano inoltre il crescente clima di discriminazione nei confronti delle persone provenienti dall’Africa subsahariana. Dichiarazioni e politiche delle autorità tunisine avrebbero favorito episodi di violenza razzista e pratiche di profilazione basate sul colore della pelle, coinvolgendo anche cittadini tunisini neri.
Particolarmente criticato è il discorso pronunciato dal presidente Kais Saied nel febbraio 2023, quando descrisse l’immigrazione subsahariana come parte di un presunto piano diretto a modificare la composizione demografica della Tunisia.
«Da quel momento i nostri servizi di assistenza legale hanno registrato un forte aumento delle richieste da parte di migranti e richiedenti asilo», ha affermato Emma Cabrol, direttrice regionale euro-mediterranea di Avocats Sans Frontières.
Le richieste, secondo Cabrol, provengono spesso da persone arrestate durante operazioni di sicurezza su larga scala, sfrattate dalle proprie abitazioni o vittime di abusi da parte di soggetti privati.
Molti migranti descriverebbero la Tunisia come una «prigione a cielo aperto», a causa delle difficoltà nell’accesso all’alloggio, al lavoro, alla protezione internazionale e a percorsi legali per lasciare il Paese.
Asilo sospeso e società civile sotto pressione
Le organizzazioni denunciano anche la progressiva chiusura degli spazi di intervento per la società civile tunisina e internazionale.
Diverse associazioni impegnate nell’assistenza ai rifugiati e ai richiedenti asilo sarebbero state sottoposte ad arresti, indagini e procedimenti penali. Dal giugno 2024, inoltre, le autorità avrebbero sospeso le attività relative all’asilo e le procedure di riconoscimento dello status di rifugiato svolte dall’UNHCR.
La decisione avrebbe di fatto eliminato la possibilità di accedere a un sistema di protezione internazionale nel Paese.
Le critiche alle istituzioni europee
La dichiarazione richiama anche le osservazioni formulate nel 2024 dal Mediatore europeo e dalla Corte dei conti europea.
Secondo le organizzazioni, la Commissione europea non avrebbe dimostrato che i finanziamenti e il sostegno operativo alle autorità tunisine rispettino pienamente gli obblighi giuridici dell’Unione e le garanzie previste dai programmi europei.
La cooperazione migratoria, sostengono le associazioni, non può essere separata dal più ampio deterioramento dello Stato di diritto in Tunisia.
La Guardia nazionale e la polizia, destinatarie del sostegno europeo per il controllo delle frontiere, sono infatti accusate anche di partecipare alla repressione contro oppositori politici, giornalisti, avvocati, magistrati e organizzazioni non governative.
Dal 2021, quando il presidente Saied ha concentrato nelle proprie mani ampi poteri, le autorità tunisine avrebbero intensificato arresti arbitrari, detenzioni, indagini penali e restrizioni amministrative contro il dissenso.
Tunisia inserita tra i Paesi di origine sicuri
Le associazioni contestano inoltre la decisione dell’Unione Europea di inserire, nel febbraio 2026, la Tunisia nell’elenco dei cosiddetti Paesi di origine sicuri.
La scelta sarebbe in contrasto, secondo i firmatari, con le valutazioni espresse da esperti delle Nazioni Unite, Amnesty International, Human Rights Watch, l’Organizzazione mondiale contro la tortura e diverse inchieste giornalistiche.
Le organizzazioni ricordano che la nozione di Paese di origine sicuro riguarda soprattutto l’esame accelerato delle domande di asilo e non coincide automaticamente con la definizione di “luogo sicuro” prevista dal diritto marittimo per lo sbarco delle persone soccorse.
La richiesta: fermare i finanziamenti agli apparati accusati di abusi
Le 46 organizzazioni chiedono all’Unione Europea e agli Stati membri di denunciare pubblicamente le violazioni commesse in Tunisia e di interrompere il finanziamento delle attività di controllo migratorio considerate abusive.
Chiedono inoltre l’introduzione di verifiche indipendenti, condizioni chiare sul rispetto dei diritti umani e conseguenze concrete in caso di ulteriori violazioni.
«L’UE non può fingere di difendere i diritti umani mentre rafforza la cooperazione con autorità responsabili della repressione del dissenso e degli abusi contro i migranti», ha dichiarato Friederike Mager, coordinatrice senior per l’advocacy europea di Human Rights Watch.
A tre anni dalla firma del memorandum, la richiesta delle organizzazioni è che Bruxelles modifichi radicalmente il proprio approccio, mettendo la protezione delle persone e il rispetto dei diritti fondamentali davanti agli obiettivi di contenimento dei flussi migratori.