Roma, 16 luglio 2026 – I diritti dei bambini e degli adolescenti migranti non possono essere subordinati alle esigenze di controllo e gestione dei flussi. È l’appello rivolto al Parlamento dalle 23 organizzazioni che compongono il Tavolo Minori Migranti, coordinato da Save the Children, mentre nelle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato iniziano le votazioni sugli emendamenti al disegno di legge di conversione del decreto-legge 100 del 2026, relativo all’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo.
Il provvedimento, sottolineano le associazioni, potrebbe incidere profondamente sulle modalità di accoglienza e sulle procedure applicate ai minorenni che arrivano in Italia, sia accompagnati dalle proprie famiglie sia da soli.
Secondo le stime riportate dal Tavolo, nel 2025 sarebbero giunti via mare in Italia circa duemila bambini insieme ai familiari, mentre i minori stranieri non accompagnati presenti nel sistema di accoglienza sarebbero poco più di 14 mila.
Numeri considerati contenuti rispetto alle dimensioni del Paese, ma che, secondo le organizzazioni, non possono essere trattati come una componente marginale delle politiche migratorie.
«Ogni giorno trascorso in una struttura non adeguata all’età, in una procedura incurante dei bisogni dei minori o in condizioni di privazione della libertà può lasciare conseguenze profonde sul loro benessere e sul loro futuro», affermano le associazioni.
La richiesta rivolta al Senato è quindi quella di escludere bambini e adolescenti da ogni forma di fermo o trattenimento, così come dalle procedure di frontiera e da quelle accelerate, garantendo percorsi di protezione e inclusione capaci di accompagnarli nel lungo periodo.
Il richiamo alla Convenzione ONU
Le organizzazioni chiedono che la normativa italiana rimanga saldamente ancorata alla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e ai principi del diritto minorile.
Il punto di partenza, ricordano, deve essere il riconoscimento dei bambini e degli adolescenti arrivati in Italia innanzitutto come minorenni da proteggere, indipendentemente dalla loro condizione migratoria o dal loro status giuridico.
Particolare attenzione viene dedicata ai minori stranieri non accompagnati, tutelati dalla legge 47 del 2017, conosciuta anche come legge Zampa. Una normativa che le associazioni definiscono un modello di riferimento a livello europeo e che, a loro giudizio, non dovrebbe essere indebolita durante l’attuazione del Patto.
Le nuove regole europee, pur introducendo procedure più restrittive per richiedenti asilo, rifugiati e migranti, lasciano infatti agli Stati membri alcuni margini di discrezionalità. Margini che, secondo il Tavolo, l’Italia dovrebbe utilizzare per adottare le soluzioni maggiormente protettive nei confronti delle persone vulnerabili.
Il rischio di procedure inadatte ai bambini
Le associazioni avvertono che, in assenza di garanzie precise, le nuove procedure potrebbero tradursi in limitazioni della libertà personale e di circolazione, trattenimenti alle frontiere e valutazioni troppo rapide per tenere adeguatamente conto delle esigenze di bambini e famiglie.
«La vera prova dell’attuazione del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è la tutela dei minori e delle persone più vulnerabili», dichiarano le organizzazioni.
Procedure sommarie e condizioni di incertezza, aggiungono, rischierebbero di alimentare paura e traumi invece di assicurare protezione, stabilità e rispetto dei diritti fondamentali.
Per questo il Tavolo chiede di potenziare le strutture dedicate ai minorenni e ai nuclei familiari, assicurando standard omogenei sul territorio nazionale e servizi adeguati all’età e ai bisogni delle persone accolte.
Tra le priorità indicate figurano anche il rafforzamento delle équipe multidisciplinari incaricate dell’accertamento dell’età e il sostegno ai tutori volontari, che affiancano gratuitamente i ragazzi e le ragazze arrivati in Italia senza adulti di riferimento.
Sostegno anche dopo i 18 anni
Un altro punto centrale riguarda la continuità dei percorsi di inclusione dopo il raggiungimento della maggiore età.
Le associazioni chiedono che i giovani arrivati in Italia come minori non accompagnati possano continuare a ricevere sostegno fino al raggiungimento di una piena autonomia, evitando che il compimento dei 18 anni determini l’interruzione improvvisa dei percorsi educativi, sociali e lavorativi già avviati.
Il Tavolo sollecita inoltre la piena applicazione delle disposizioni della legge 47 del 2017 che consentono ai Tribunali per i minorenni di affidare ai servizi sociali, fino ai 21 anni, i giovani che abbiano intrapreso un percorso positivo di inclusione e abbiano ancora bisogno di accompagnamento.
La sospensione del supporto, avvertono le organizzazioni, potrebbe esporre questi ragazzi a condizioni di marginalità, lavoro irregolare, sfruttamento e altre forme di vulnerabilità.
L’appello conclusivo al Parlamento è quindi quello di non sacrificare il superiore interesse dei minori in nome del controllo dell’immigrazione.
Secondo il Tavolo, soltanto rafforzando le garanzie per bambini, adolescenti e persone vulnerabili sarà possibile preservare il patrimonio giuridico costruito negli anni dall’Italia in materia di protezione dell’infanzia.