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Napoli, truffe sul decreto flussi: la provincia epicentro del sistema illegale

Roma, 6 febbraio 2026 – La provincia di Napoli emerge come uno dei principali epicentri delle truffe legate al decreto flussi, il meccanismo con cui ogni anno il governo stabilisce le quote di ingresso per lavoratori extra-Ue. Centinaia di migranti, soprattutto provenienti dal Bangladesh e dallo Sri Lanka, arrivano regolarmente in Italia in aereo per poi scoprire che l’azienda che avrebbe dovuto assumerli non esiste o non si presenta in prefettura per la firma del contratto.

Il fenomeno è stato documentato dalla Rete vesuviana solidale, che allo sportello diritti di Poggiomarino ha raccolto finora circa mille denunce. Secondo gli operatori, si tratta solo di una parte delle persone coinvolte: molti non denunciano per paura di ritorsioni da parte delle organizzazioni che li hanno reclutati nei Paesi d’origine, spesso attraverso social network e passaparola.

Il sistema di truffa ruota attorno ai dalal, intermediari che promettono un lavoro in Italia chiedendo somme che arrivano fino a 15-20 mila euro. I dati dei lavoratori vengono poi trasmessi a professionisti italiani che, nel giorno del click day, presentano le domande utilizzando decine di identità digitali intestate a presta-Spid, fingendosi titolari di aziende. Se il nulla osta viene concesso, il denaro viene trattenuto; in caso contrario, le perdite per i migranti restano comunque rilevanti.

Una volta in Italia, molti scoprono che le aziende indicate nei documenti sono inesistenti, fallite o conniventi. Indebitati e impossibilitati a rientrare nei Paesi d’origine, finiscono nel lavoro nero: nei campi agricoli dell’entroterra, nelle fabbriche tessili della zona vesuviana, nella ristorazione o nel commercio ambulante, spesso continuando a dipendere dagli stessi intermediari per alloggio e occupazione.

Secondo le associazioni, il meccanismo del decreto flussi favorisce intermediazioni illegali e sfruttamento. «La procedura di assunzione a distanza produce un sistema diffuso di truffe e ricatti», ha spiegato Gianfranco Schiavone del Consorzio italiano di solidarietà. Il sociologo Marco Omizzolo di Eurispes sottolinea come le falle strutturali del sistema siano state aggravate negli ultimi anni, rendendo sempre più difficile la regolarizzazione.

I numeri confermano la portata del problema: nel 2025 sono stati assegnati oltre 190 mila nulla osta, ma secondo la campagna Ero Straniero solo il 7,8% si è trasformato in un lavoro regolare. Il resto dei lavoratori è rimasto senza permesso o impiegato in nero.

Sul fronte giudiziario, la procura di Napoli ha accusato 45 persone nell’area vesuviana di aver organizzato assunzioni fittizie con il coinvolgimento della camorra. Parallelamente, decine di denunce sono state raccolte dalla CGIL di Napoli e segnalate alla prefettura.

Le organizzazioni chiedono ora una risposta politica. «Il governo dovrebbe rilasciare un permesso di soggiorno per attesa occupazione a chi è stato truffato», ha dichiarato Filippo Miraglia di ARCI, ricordando che molte delle persone coinvolte lavorano già e rischiano l’espulsione nonostante siano vittime di un sistema illegale strutturato.

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