Roma, 23 marzo 2026 – Il Mediterraneo centrale continua a confermarsi una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Dall’inizio del 2026 fino al 21 marzo, almeno 614 persone hanno perso la vita o risultano disperse durante la traversata, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) in Libia.
Il bilancio, già drammatico nei primi tre mesi dell’anno, evidenzia ancora una volta i rischi estremi affrontati da migliaia di migranti che tentano di raggiungere le coste europee partendo dal Nord Africa, in particolare dalla Libia, uno dei principali punti di partenza della rotta centrale.
Parallelamente, l’Oim segnala che nello stesso periodo sono stati 3.250 i migranti intercettati in mare e riportati in Libia. Tra questi, la grande maggioranza è composta da uomini, pari a 2.914 persone, mentre si contano anche 238 donne e 67 bambini. In 31 casi non è stato possibile identificare il genere.
Il dato dei respingimenti verso la Libia continua a suscitare preoccupazione tra le organizzazioni umanitarie internazionali, che da anni denunciano le condizioni critiche nei centri di detenzione del Paese nordafricano e i rischi per i diritti fondamentali delle persone riportate indietro.
Le cifre confermano una tendenza ormai consolidata: nonostante i pericoli e i controlli sempre più intensi, la rotta del Mediterraneo centrale resta una delle principali vie di accesso all’Europa per chi fugge da conflitti, instabilità economica e condizioni di vita estreme.


