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Truffa sui flussi migratori, coinvolto l’ispettorato del lavoro di Napoli: interdetto il direttore

Roma, 23 marzo 2026 – Un sistema strutturato di sfruttamento dei migranti, basato su false promesse di lavoro e presunte complicità istituzionali, è al centro di una vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Come riportato da il Manifesto (edizione del 22 marzo 2026), il direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli e Salerno, Giuseppe Cantisano, è stato interdetto dai pubblici uffici con accuse gravi che includono corruzione e partecipazione a un’associazione a delinquere.

Secondo gli inquirenti, l’organizzazione criminale operava su scala transnazionale e aveva costruito un meccanismo illecito per facilitare l’ingresso in Italia di cittadini stranieri, in particolare provenienti dal Bangladesh. Il sistema si basava sulla produzione di documentazione falsa utile a superare i controlli amministrativi previsti dal decreto flussi, sfruttando anche l’accesso illecito a credenziali digitali, tra cui lo SPID riconducibile a un appartenente alle forze dell’ordine.

Al centro della truffa vi era la promessa di un impiego regolare in Italia. Ai migranti venivano richiesti fino a 9.000 euro per ottenere un nulla osta al lavoro subordinato, documento necessario per l’ingresso legale nel Paese. Tuttavia, una volta arrivati, le vittime scoprivano che il lavoro non esisteva, ritrovandosi in una condizione di irregolarità e quindi esposti al rischio di espulsione.

Le indagini della squadra mobile di Napoli hanno già portato, lo scorso 9 marzo, all’arresto di 18 persone, tra cui imprenditori agricoli, intermediari stranieri e professionisti. Complessivamente sono 37 gli indagati. Le accuse includono associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, falso e truffa aggravata.

Fondamentale nel meccanismo illecito era il ruolo di aziende compiacenti, che simulavano assunzioni fittizie per ottenere i nulla osta. Per ogni pratica, i datori di lavoro ricevevano compensi tra i 1.200 e i 2.000 euro. Parte dei proventi sarebbe stata destinata anche a funzionari pubblici, tra cui lo stesso direttore dell’ispettorato, che secondo l’accusa avrebbe ricevuto beni di lusso, viaggi e altre utilità in cambio di interventi favorevoli nelle procedure.

Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati circa due milioni di euro e bloccate oltre 3.000 pratiche irregolari. L’inchiesta mette in luce un sistema che, secondo la Polizia di Stato, ha “sistematicamente lucrato sulla prospettiva di ingresso e regolarizzazione” dei migranti, sfruttando le vulnerabilità della normativa sui flussi.

Il caso riaccende il dibattito sulla gestione dei decreti flussi e sui controlli nelle procedure di ingresso per lavoro, evidenziando come strumenti pensati per regolare l’immigrazione possano diventare terreno fertile per attività illecite quando infiltrati da reti criminali.

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