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Permesso di soggiorno negato per abitazione troppo piccola: il Tar ribalta la decisione comunale

Roma, 26 aprile 2021 – Permesso di soggiorno di lunga durata negato perché residenti in una casa troppo piccola: è successo a Torino a una faglia straniera che vive in quell’abitazione da più di cinque anni. I tre, tuttavia, non si sono dati per vinti e hanno fatto ricorso al Tar che, al contrario del Comune, ha dato loro ragione sottolineando che non sono necessari quei due metri quadri in più segnalati dal tecnico.

permesso di soggiorno

A Torino negato permesso di soggiorno casa troppo piccola

Secondo i tecnici del Comune di Torino che ha analizzato l’abitazione, infatti, servivano almeno due metri quadri in più per certificare l’agibilità dell’appartamento. E, di conseguenza, per confermare il permesso di soggiorno che invece è stato negato. Nella casa della famiglia straniera è stata definita accettabile la camera da letto dei genitori, di 17,17 metri quadri. Ma non la stanza in cui dorme la figlia. “Nel tinello, che ha una superficie di 12,81 metri quadrati, occorre detrarre la superficie del cucinino. Ottenendo una superficie di 10,40 metri quadrati che non è sufficiente ad ospitare un’altra persona”, si legge nella relazione del tecnico.

Tuttavia, sebbene l’appartamento sia di vecchia costruzione (1959), e quindi non risponde ai criteri igienico sanitari previsti dalla normativa del 1975, bisogna considerare anche delle altre leggi, quelle del 1986. Secondo le norme ministeriali di quell’anno, infatti, l’appartamento sarebbe addirittura adeguato per ospitare quattro persone. Ma il Comune di Torino si è limitato ad analizzare solamente la normativa precedente. Così ha “preso atto che non possiede i requisiti previsti e può ospitare due persone, mentre nell’istanza le persone sono tre”. Proprio per questo, nonostante una residenza stabile, senza quel documento di idoneità è stato negato anche il permesso di soggiorno di lungo periodo per la famiglia. I tre, però, si sono poi rivolti al Tar del Piemonte, che gli ha dato ragione. La famiglia ha fatto leva sulla “violazione dei principi di uguaglianza, parità di trattamento, non discriminazione”.

Il Tar ha sottolineato che il Comune avrebbe dovuto rifarsi alla normativa del 1986. “Pertanto, con la dovuta sollecitudine, il Comune di Torino dovrà provvedere alla rivalutazione dell’istanza”. Aprendo anche la strada per l’ottenimento del permesso di soggiorno.

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