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Pregiudizi? Gli albanesi li hanno sconfitti

Uno studio rivela che si sono guadagnati la stima degli italiani e non sono più “cattivi e indesiderabili”

Roma – 2 settembre 2008 – “Romeno”, “albanese”, “marocchino”, sono aggettivi che in Italia spesso hanno rivestito un significato indicante più della sola nazionalità di un cittadino. I pregiudizi li hanno caricati di accezioni negative, diverse dai loro parenti “spagnolo” o “svedese”. Per alcuni immigrati non è facile scrollarsi di dosso certe etichette e sconfiggere i cliché. (Ora – forse più che mai – questo lo sanno gli originari della Romania). Eppure sembra che una comunità ci sia riuscita.

Prima ancora dei romeni, nel mirino c’erano gli albanesi. Negli anni ’90 erano percepiti come una presenza “cattiva e indesiderabile”. Ma sembra che da un po’ di anni a questa parte appaiono agli italiani come una comunità “normale”: la buona notizia emerge da un seminario di studi, organizzato presso la sede del Cnel dai redattori del Dossier Statistico Immigrazione in collaborazione con il Dipartimento di Economia dell’Università di Bari e con le sedi centrali di Caritas e Migrantes.

Oggi gli immigrati albanesi in Italia, secondo le stime del Dossier Caritas-Migrantes, hanno superato quota quattrocentomila. L’analisi, eseguita dopo circa venti anni dai primi arrivi dall’Oltreadriatico, ha preso in esame diversi aspetti, dagli eventuali problemi che si sono verificati nel tempo all’inserimento e la stima di cui godono gli immigrati albanesi nei posti di lavoro e nei quartieri dove abitano.

Per il coordinatore del Dossier Caritas-Migrantes, Franco Pittau, il quadro che emerge rappresenta "una nuova faccia che rende quella albanese una presenza positiva". "La comunità – ha spiegato – nel passato additata come l’esempio più significativo del comportamento deviante nella società ospitante, sta riuscendo con il proprio impegno a ottenere un accredito normale da parte degli italiani".

Una dimostrazione, insomma, che il giudizio può cambiare e una stessa collettività, considerata "cattiva" possa, con il tempo, diventare una presenza “amica”. Secondo Pittau, i dati dovrebbero far leggere "in ottica diversa anche la presenza rumena e di altre etnie di immigrati".

I capri espiatori di turno devono dunque stringere i denti e darsi da fare per uscire dalla scomoda posizione in precedenza toccata agli albanesi e ancor prima ai marocchini.

Antonia Ilinova

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