Roma, 7 gennaio 2026 – La protezione temporanea per i cittadini ucraini presenti in Italia viene prorogata fino al 4 marzo 2027. È quanto stabilisce il Decreto Legge 201/2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 31 dicembre, che introduce una serie di disposizioni urgenti legate al conflitto in Ucraina e alla gestione delle sue conseguenze sul piano umanitario e della sicurezza.
Il provvedimento prevede, in particolare, il rinnovo dei permessi di soggiorno per i cittadini ucraini già titolari di protezione speciale, a condizione che fossero presenti sul territorio nazionale prima del 24 febbraio 2022, data di inizio dell’invasione russa. Il rinnovo avviene su richiesta dell’interessato e resta valido fino alla stessa scadenza fissata a livello europeo.
Accanto alla dimensione nazionale, il decreto si inserisce nel quadro della proroga della protezione temporanea a livello UE, confermata fino al 4 marzo 2027 dalla decisione di esecuzione (UE) 2025/1460. Una misura che continua a garantire tutele immediate, accesso ai servizi essenziali, al lavoro, all’assistenza sanitaria e all’istruzione per milioni di persone in fuga dalla guerra.
Secondo gli ultimi dati Eurostat, aggiornati alla fine di ottobre, i Paesi europei che ospitano il maggior numero di beneficiari della protezione temporanea provenienti dall’Ucraina sono la Germania, con 1.229.960 persone (pari al 28,6% del totale UE), la Polonia, con 965.005 beneficiari (22,5%), e la Repubblica Ceca, che accoglie 393.005 persone (9,1%).
L’Italia si colloca invece su numeri decisamente più contenuti: i cittadini ucraini con protezione temporanea censiti risultano essere 56.490, appena l’1,3% del totale europeo. Un dato che appare significativo se confrontato con gli oltre 170 mila ingressi di profughi ucraini registrati nel Paese fino a giugno 2023 (ultimo dato disponibile), segno di una riduzione progressiva delle presenze ufficiali o di un possibile trasferimento verso altri Stati membri.
La proroga dei permessi fino al 2027 rappresenta quindi un elemento di stabilità giuridica per decine di migliaia di persone che, a distanza di anni dall’inizio del conflitto, vivono ancora una condizione di esilio forzato. Allo stesso tempo, i numeri confermano come il peso dell’accoglienza continui a essere distribuito in modo fortemente diseguale all’interno dell’Unione europea, con l’Italia in una posizione marginale rispetto ai principali Paesi di destinazione.


