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Regno Unito, hotel per migranti sotto attacco: proteste e tensioni in crescita

Roma, 25 agosto 2025 – È un’estate britannica meno violenta di quella del 2024, quando il Paese era stato scosso da veri e propri pogrom anti-migranti. Tuttavia, le proteste contro gli hotel utilizzati per accogliere i richiedenti asilo continuano a ripetersi, con una frequenza quasi settimanale. I manifestanti, spesso presentati come semplici «genitori preoccupati per la sicurezza dei figli», si scontrano regolarmente con i gruppi antirazzisti e pro-accoglienza.

Gli hotel e le pensioni di provincia, gestiti dal governo per ospitare circa 32mila migranti in attesa di risposta alle domande di asilo – un aumento dell’8% nel primo anno di governo Labour – sono diventati il simbolo del conflitto sociale.

Nelle ultime settimane le piazze di Bristol, Horley, Liverpool, Newcastle, Exeter, Tamworth, Cannock, Nuneaton, Wakefield e persino Londra, nel distretto di Canary Wharf, sono state teatro di scontri. Le manifestazioni si sono estese anche a Scozia e Galles.

Episodi particolarmente gravi si sono registrati a Cheshunt, dove oltre 250 manifestanti anti-immigrazione hanno bloccato le strade davanti a un hotel Delta Marriott, scandendo cori nazionalisti e sparando razzi. Situazione analoga a Orpington, dove i dimostranti hanno gridato «Cacciateli» e «Salvate i nostri figli».

Il caso più emblematico è però quello dell’hotel The Bell di Epping, finito nel mirino dopo che un richiedente asilo è stato accusato di molestie a un’adolescente. Un giudice dell’Alta Corte, Stephen Eyre, ha ordinato lo sgombero dei 140 migranti presenti, creando un precedente legale che potrebbe aprire la strada a nuove chiusure.

Il council di Epping, che aveva chiesto invano un’ingiunzione per bloccare l’ospitalità dei richiedenti asilo, teme un’ulteriore escalation delle tensioni. Persino la ministra dell’Interno Yvette Cooper ha provato senza successo a fermare lo sgombero. Il governo Starmer ha annunciato di voler porre fine all’uso degli hotel entro il 2029, ma il leader laburista si muove con cautela, cercando di non alienare l’elettorato sensibile alla retorica delle destre.

Intanto, il clima di odio cresce. Le Ong che operano sul territorio sono diventate bersaglio diretto: molte hanno dovuto installare safe rooms, trasferire le sedi o addirittura chiudere. Secondo il Guardian, la metà delle organizzazioni che sostengono i rifugiati ha subito minacce, attacchi o proteste dopo le rivolte dello scorso anno.

Il Regno Unito si ritrova così intrappolato tra la promessa di un’accoglienza dignitosa e la pressione di un fronte anti-immigrazione sempre più organizzato e aggressivo.

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