Roma, 12 novembre 2025 – La Commissione Europea ha avviato il primo ciclo annuale di gestione della migrazione, una tappa cruciale per l’attuazione del Patto europeo su migrazione e asilo, che entrerà pienamente in vigore nel giugno 2026.
Il nuovo meccanismo offrirà una visione complessiva della situazione migratoria nell’Unione, individuando le aree di maggiore pressione e proponendo una riserva annuale di solidarietà per sostenere gli Stati membri più esposti.
L’Italia tra i Paesi sotto pressione migratoria
Secondo la valutazione della Commissione, Italia, Grecia, Cipro e Spagna affrontano un livello di pressione migratoria sproporzionato, legato soprattutto agli arrivi via mare e alle operazioni di ricerca e soccorso.
Questi Stati potranno quindi accedere alla riserva di solidarietà, un fondo e un insieme di strumenti europei destinati a sostenere i Paesi maggiormente coinvolti nella gestione dei flussi.
Altri Stati membri, come Belgio, Francia, Germania, Polonia e Finlandia, sono considerati a rischio di pressione migratoria e avranno accesso prioritario ai meccanismi di supporto dell’UE, inclusi nuovi strumenti tecnologici per il controllo delle frontiere, come un programma da 250 milioni di euro per sistemi di droni e anti-droni.
Un quadro per la solidarietà e la responsabilità condivisa
Il Patto sulla migrazione e l’asilo introduce per la prima volta un meccanismo di solidarietà permanente. Ogni anno la Commissione valuterà la situazione nei vari Paesi e proporrà un riequilibrio delle responsabilità.
Gli Stati membri potranno contribuire in diverse forme: ricollocazione di persone, sostegno finanziario o misure alternative, garantendo così un approccio flessibile ma vincolante.
Miglioramento della situazione migratoria
La Relazione annuale dell’UE su asilo e migrazione mostra una riduzione del 35% degli attraversamenti irregolari tra luglio 2024 e giugno 2025, grazie a una cooperazione rafforzata con i Paesi partner. Tuttavia, persistono sfide legate ai movimenti secondari interni, all’accoglienza dei rifugiati ucraini e alla strumentalizzazione dei flussi migratori da parte di Russia e Bielorussia.
Nonostante i progressi verso l’attuazione del Patto, la Commissione invita gli Stati a velocizzare le riforme dei propri sistemi di asilo e accoglienza entro il 2026.
Il piano per il reinsediamento e l’ammissione umanitaria 2026-2027
In parallelo, la Commissione ha proposto il nuovo Piano dell’Unione per il reinsediamento e l’ammissione umanitaria 2026-2027, che stabilisce un quadro comune per offrire percorsi legali e sicuri a chi necessita di protezione internazionale.
Basato sui contributi volontari degli Stati membri, il piano definisce i target di reinsediamento e ammissione umanitaria per i prossimi due anni, con particolare attenzione alle principali rotte migratorie.
Le persone ammesse saranno sottoposte a screening di sicurezza e potranno beneficiare di programmi di orientamento e integrazione prima dell’arrivo nel Paese ospitante.
Dal 2015, i programmi europei di reinsediamento hanno già permesso a oltre 135.000 persone vulnerabili di trovare rifugio nell’Unione.
Verso una gestione più umana ed efficace della migrazione
Con il primo ciclo annuale di gestione della migrazione e il nuovo piano di reinsediamento, l’Unione Europea compie un passo decisivo verso una politica migratoria più solidale, strutturata e sostenibile, basata su responsabilità condivisa, protezione dei diritti umani e cooperazione internazionale.


