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Cittadinanza. Ora il Senato vuole sapere (di nuovo) quanto costerà la riforma 

La commissione bilancio chiede al governo una relazione dettagliata su possibili maggiori oneri “assistenziali, previdenziali e sanitari”. Ma alla Camera il governo ha già detto che non ce ne saranno

 

 

26 novembre 2015 – Che impatto avrà sulle casse dello Stato la riforma della cittadinanza per i figli degli immigrati? “Ininfluente” aveva risposto alla Camera il governo, ma ora il Senato sembra non fidarsi. 

Nella battaglia per i diritti delle seconde generazioni, che ora si è spostata a Palazzo Madama, si è aperto ieri un altro fronte. In commissione Bilancio, chiamata a esprimere un parere sulle nuove regole per diventare italiani, la relatrice Magda Angela Zanoni ha chiesto al governo di presentare una relazione tecnica per “individuare e quantificare gli oneri connessi al provvedimento”.

In particolare, i senatori vogliono sapere quanto costeranno i nuovi italiani in termini di “assegni di maternità, assegni familiari e assegni sociali” e quali saranno “gli effetti riflessi del provvedimento su soggetti terzi, quali i congiunti di coloro che acquisiscono il diritto alla cittadinanza”. Considerato che tutte le famiglie dei neocittadini avrebbero il diritto di rimanere in Italia, si vogliono quantificare “oneri assistenziali, previdenziali e sanitari.”

Il viceministro dell’Economia Enrico Morando, presente alla discussione, si è impegnato “a sollecitare la predisposizione, da parte delle amministrazioni competenti, della relazione tecnica”. Ha però escluso che potesse essere pronta già per oggi e così l’esame è stato rinviato. Il parere della commissione Bilancio rimarrà appeso finché non arriverà quella relazione. 

Sembrerebbe tutto normale, se non fosse che la questione è stata già affrontata, sempre in commissione Bilancio, alla Camera. Anche lì i deputati avevano chiesto al governo di fare luce su possibili esborsi per le casse dello stato. 

La sottosegretaria all’Economia Paola De Micheli aveva risposto che “il potenziale incremento del numero delle naturalizzazioni non è suscettibile di determinare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”.  Questo perché il godimento di “prestazioni di natura sociale ed assistenziale non risulta condizionato dall’acquisizione della cittadinanza, ma è collegato in massima parte a situazioni soggettive riconducibili al regolare soggiorno o, in taluni casi, alla mera presenza all’interno del territorio nazionale”. 

In altre parole, poveri, malati e anziani costano allo Stato allo stesso modo, sia da stranieri che da italiani.  Anche riguardo agli assegni familiari e di maternità, il sottosegretario aveva parlato di “effetti del tutto trascurabili dal punto di vista finanziario”. I deputati, convinti, avevano dato quindi parere positivo alla riforma. A Palazzo Madama, però, si ricomincia da capo. 

 

Elvio Pasca

 

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