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Onu. Un’agenda in otto punti per “far funzionare” le migrazioni

“Aumentare i benefici e ridurre le implicazioni negative”. Domani e dopodomani a New York la conferenza di alto livello su migrazioni e sviluppo.

Roma – 2 ottobre 2013 – Tutto il mondo a confronto per “valorizzare i benefici della migrazione internazionale per i migranti e per i Paesi e i suoi importanti legami con lo sviluppo, riducendo al tempo stesso la sua implicazioni negative”.

È l’obiettivo della “Conferenza internazionale di alto livello su migrazioni internazionali e sviluppo” che si terrà domani e dopodomani a New York nella sede delle Nazioni Unite. Ci sarà una sessione plenaria e quattro tavole rotonde interattive, alle quali parteciperanno li stati membri, osservatori e rappresentanti delle agenzie dell’Onu, così come rappresentanti di Ong, società civile e settore privato.

Il tema scelto per la conferenza è “Far funzionare la migrazione”, obiettivo per il quale le Nazioni Unite hanno già stilato un’agenda con otto punti: “Proteggere i diritti umani di tutti  migranti; ridurre i costi delle migrazioni per lavoro; eliminare lo sfruttamento dei migranti , compreso il traffico di esseri umani; affrontare il problema delle persone che non possono ritornare nei loro Paesi d’origine a causa di crisi umanitarie; migliorare la percezione pubblica dei migranti; integrare l’immigrazione nell’agenda per lo sviluppo; rafforzare le banche dati sull’immigrazione; aumentare le partnership e la cooperazione tra Stati”.

I migranti nel mondo sono 232 milioni. Una risorsa, ha più volte sottolineato l’Onu, che va governata bene per evitare conseguenze negative, come spiega la presentazione del summit.

“È sempre più evidente che, trattate con le giuste politiche, le comunità migranti possono contribuire significativamente a sviluppare sia i paesi d’origine che per quelli di destinazione, attraverso rimesse, commercio, investimenti, creazione di imprese e trasferimento di tecnologie, competenze e conoscenze. Allo stesso tempo, c’è la preoccupazione che l’emigrazione di professionisti qualificati possa ostacolare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo specialmente nei paesi in via di sviluppo”.

EP

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