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Badanti e baby sitter “fuori quota”: nuovi moduli e nuove regole per le domande

Roma, 16 gennaio 2026 – Con l’entrata in vigore del DL 145/2024, si apre una nuova possibilità di ingresso regolare per lavoratori stranieri impiegati nell’assistenza familiare e sociosanitaria, al di fuori delle tradizionali quote dei decreti flussi. La misura, introdotta in via sperimentale, prevede 10 mila ingressi annui per ciascun anno dal 2025 al 2028, dedicati a badanti e baby sitter destinati all’assistenza di anziani con almeno 80 anni, persone con disabilità e bambini fino a 6 anni.

Si tratta di un canale specifico e separato rispetto alla programmazione ordinaria dei flussi migratori, pensato per rispondere a un fabbisogno strutturale di cura che coinvolge sempre più famiglie italiane. Proprio per questo, il legislatore ha previsto una procedura più controllata e mediata, che esclude la presentazione diretta delle domande da parte dei datori di lavoro.

Gli aspiranti datori di lavoro, infatti, devono obbligatoriamente rivolgersi alle Agenzie per il Lavoro (APL) oppure alle associazioni datoriali firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del settore domestico. Saranno questi soggetti a presentare, per conto delle famiglie, le domande di nulla osta al lavoro, utilizzando esclusivamente il Portale Servizi del Ministero dell’Interno.

Secondo quanto chiarito da una nota ufficiale pubblicata sul Portale Servizi, a partire dal 1° gennaio 2026 le richieste di lavoratori stranieri per l’assistenza familiare e socio-sanitaria dovranno essere compilate attraverso lo Sportello Unico per l’Immigrazione, selezionando il modello A-BIS “fuori quota”. La procedura rientra nel quadro normativo delineato dall’articolo 2, comma 2, del DL 145/2024, che disciplina l’assistenza a grandi anziani e disabili, e dall’articolo 27 del Testo Unico Immigrazione (Dlgs 286/1998), relativo agli ingressi in casi particolari.

La nuova misura rappresenta un passaggio significativo verso una regolazione più stabile e mirata del lavoro di cura, riconoscendo il ruolo centrale dell’assistenza domestica nel sistema di welfare e tentando di ridurre il ricorso a rapporti di lavoro irregolari. Allo stesso tempo, rafforza il ruolo degli intermediari qualificati, chiamati a garantire correttezza delle procedure, tutela dei lavoratori e rispetto dei contratti collettivi.

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