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“Chiudiamo i ristoranti indiani”, la rappresaglia di Storace per i marò

Il candidato della Destra lancia la sua candidatura a sindaco di Roma (“È invasa, tornerà italiana”) e spiega il suo piano per liberare Latorre e Girone… VIDEO

 

Roma – 7 marzo 2016 –“Chiuso per rappresaglia”. È il cartello che rischia di finire sulle saracinesche dei ristoranti indiani di Roma se Francesco Storace diventerà sindaco. 

Il leader de la Destra ha lanciato ieri ufficialmente al teatro Quirino la sua candidatura al Campidoglio. Tra i suoi slogan c’è “Roma invasa tornerà italiana” e in un’ora di intervento per annunciare il suo “formale, solenne , irrevocabile impegno” Storace ha tirato più di una bordata contro gli immigrati invasori. 

A un certo punto, però,  ha parlato anche dei due marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, sotto processo per l’omicidio di due pescatori indiani. Latorre è riuscito a tornare in Italia per curarsi, Girone è ancora trattenuto in India. Una controversia internazionale che va avanti da oltre quattro anni e che il candidato sindaco risolverebbe a modo suo. 

“Soffriamo e coviamo rabbia, noi Capitale d’Italia, anche per Massimiliano e Salvatore, ricattati dall’India” ha detto Storace. Quindi la promessa: “Se sarò eletto sindaco di Roma convocherò in Campidoglio l’ambasciatore dell’India e gli dirò che se entro dieci giorni non tornano in Italia, chiudiamo tutti i ristoranti indiani in città. Perché al ricatto si risponde con la fierezza e con la dignità”. 

 

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