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Ciclone Harry nel Mediterraneo, centinaia di migranti dispersi tra Tunisia e Italia

Roma, 2 febbraio 2026 – Dopo il passaggio del ciclone Harry nel Mediterraneo centrale, resta incerto il bilancio delle persone disperse in mare lungo la rotta tra la Tunisia e l’Italia. Le autorità parlano di almeno 380 dispersi, ma diverse organizzazioni non governative ritengono che il numero reale possa essere significativamente più alto.

Secondo le testimonianze raccolte dalla rete Refugees in Libya e rilanciate da Mediterranea Saving Humans, nei giorni della tempesta sarebbero partite dalla zona di Sfax almeno 29 imbarcazioni, molte delle quali estremamente precarie. Solo due barche avrebbero raggiunto o si sarebbero avvicinate alle coste italiane o sarebbero riuscite a tornare indietro. Le altre risulterebbero scomparse durante il maltempo. Sulla base del numero stimato di persone a bordo, le ong ipotizzano che le vittime possano essere almeno mille.

Le ricostruzioni parlano di partenze avvenute in diversi punti della costa tunisina, spesso sotto la pressione dei trafficanti e in condizioni meteorologiche proibitive. Alcuni sopravvissuti riferiscono di imbarcazioni capovolte o distrutte dalle onde e di numerosi corpi in mare. Un unico superstite, soccorso da una nave mercantile, ha raccontato di essere rimasto aggrappato a un relitto per oltre ventiquattro ore dopo il naufragio del barchino su cui viaggiava con altre 47 persone.

Nei giorni successivi sono stati recuperati alcuni corpi: dodici dalle autorità maltesi e uno dalla nave umanitaria Ocean Viking, che ha trasportato la salma in Italia per garantirne una sepoltura dignitosa. Le ong sottolineano che molte famiglie, sia in Africa sia in Europa, sono ancora in attesa di notizie sui propri cari e chiedono l’avvio di operazioni di ricerca più ampie e trasparenti.

Le organizzazioni umanitarie denunciano inoltre una carenza di informazioni ufficiali e di interventi di soccorso durante e dopo il ciclone, evidenziando come la discrepanza tra i dati istituzionali e le testimonianze raccolte sul campo renda difficile una stima definitiva delle vittime. Le richieste principali restano l’accertamento dei fatti, il recupero dei dispersi e il rispetto degli obblighi di ricerca e salvataggio previsti dal diritto marittimo internazionale.

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