Roma, 2 febbraio 2026 – Il governo accelera sul fronte della sicurezza e rimette al centro misure che promettono di far discutere. Dopo gli scontri di Torino e la visita agli agenti feriti, Giorgia Meloni ha annunciato una linea dura: “Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa nazione”. Parole che si traducono in un vertice di governo convocato a Palazzo Chigi per affrontare le “minacce all’ordine pubblico” e definire il perimetro del nuovo decreto sicurezza, atteso in Consiglio dei ministri nei prossimi giorni.
Sul tavolo del vertice – al quale dovrebbero partecipare i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari – c’è un pacchetto di misure che punta a rafforzare i poteri di prevenzione e la tutela delle forze dell’ordine.
Tra i punti più controversi riemerge il fermo preventivo, pensato per trattenere temporaneamente persone ritenute un pericolo per il pacifico svolgimento delle manifestazioni. Nelle bozze circolate nelle scorse settimane la durata massima è fissata a 12 ore per accertamenti, ma Salvini spinge per un allungamento fino a 24 o addirittura 48 ore, soprattutto in vista delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina, quando – sottolinea il leader leghista – “l’Italia sarà sotto gli occhi del mondo”.
Accanto al fermo, la Lega chiede l’introduzione di uno scudo per gli agenti, che eviterebbe l’iscrizione automatica nel registro degli indagati in caso di legittima difesa. Una proposta sostenuta anche con iniziative pubbliche e gazebo in diverse città, che secondo Salvini dovrebbe entrare nel decreto insieme ad altre misure: dallo sgombero accelerato degli immobili occupati, esteso alle seconde case, a una stretta sui ricongiungimenti familiari dei migranti.
Il clima politico si è surriscaldato dopo una domenica segnata da dichiarazioni dure di esponenti della maggioranza, che hanno definito le violenze legate alla manifestazione per Askatasuna come fenomeni di eversione, se non di terrorismo, evocando il paragone con gli anni delle Brigate Rosse. Una lettura che, secondo l’esecutivo, giustifica l’urgenza di un intervento normativo rapido, anche alla luce delle interlocuzioni già avviate tra Palazzo Chigi e il Quirinale.
Non mancano però le critiche. La proposta di imporre una cauzione agli organizzatori dei cortei per coprire eventuali danni viene bollata come “impropria e incostituzionale” dalla CGIL, che annuncia battaglia parlamentare e legale. Sulla stessa linea anche la CISL, secondo cui non si può confondere chi semina violenza con chi esercita un diritto costituzionale come quello di manifestare.
Il vertice di governo dovrà ora sciogliere i nodi politici e tecnici e definire l’architettura finale del decreto. La direzione, però, sembra tracciata: una stretta sulla sicurezza che punta sulla prevenzione e sulla protezione degli agenti, ma che rischia di aprire un nuovo fronte di scontro sui diritti e sulle libertà civili.


