Roma, 29 settembre 2025 – Il lavoro domestico è ormai una realtà consolidata in milioni di famiglie italiane. Colf, badanti e baby-sitter rappresentano un aiuto prezioso per la cura della casa e, soprattutto, per l’assistenza agli anziani. Ma mantenere un contratto regolare non è sempre semplice: i costi pesano, e spesso scoraggiano le assunzioni. Per alleggerire la spesa, però, sono previste diverse agevolazioni fiscali e contributive.
Contributi deducibili dal reddito
Il primo strumento a disposizione è la deduzione dei contributi versati all’Inps. Ogni datore di lavoro può abbattere il proprio reddito imponibile fino a 1.549,37 euro all’anno. La regola vale non solo per colf e badanti, ma anche per baby-sitter e assistenti familiari in genere.
Un aspetto interessante è che a usufruirne può essere anche chi non beneficia direttamente del servizio. Ad esempio, un figlio che stipula un contratto per la colf della madre può dedurre i contributi anche se lo stipendio viene pagato dalla madre stessa.
Detrazione per chi assiste i non autosufficienti
Quando in casa c’è una persona certificata come non autosufficiente, il fisco riconosce un ulteriore vantaggio: una detrazione del 19% sullo stipendio della badante, fino a un massimo di 2.100 euro all’anno. Il beneficio spetta però solo ai contribuenti con redditi fino a 40.000 euro e va richiesto presentando ricevute e pagamenti tracciabili.
La detrazione si cumula con la deduzione dei contributi e resta valida anche se l’anziano è ricoverato, purché la spesa per la badante sia separata da quella della struttura.
Lo sgravio totale per gli over 80
La novità più rilevante riguarda invece gli anziani con più di 80 anni, disabili certificati e titolari di assegno di accompagnamento. Per loro, se il reddito Isee non supera i 6.000 euro, è previsto un esonero totale dal pagamento dei contributi per un massimo di due anni. Una misura sperimentale, che punta a favorire la regolarizzazione dei rapporti di lavoro e a sostenere le famiglie più fragili.
Lo sgravio vale solo per nuove assunzioni a tempo indeterminato o per trasformazioni da contratti a termine. Non è invece possibile ottenerlo se tra le stesse persone era già cessato un rapporto di assistenza nei sei mesi precedenti, né se l’assunzione riguarda parenti o affini.


