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Conto di base, Banca d’Italia richiama gli istituti: «Garantire l’accesso anche ai consumatori stranieri»

Rifiuti ingiustificati, documenti non riconosciuti dai sistemi informatici e scarsa informazione possono ostacolare l’apertura dei conti. Gli intermediari dovranno adeguare procedure e prassi entro il 30 novembre 2026.

Roma, 16 settembre 2026 – L’accesso ai servizi bancari essenziali è un diritto anche per i cittadini stranieri che soggiornano legalmente nell’Unione europea. A ribadirlo è la Banca d’Italia, che ha richiamato banche, Poste Italiane e altri prestatori di servizi di pagamento sulla necessità di rimuovere gli ostacoli che ancora limitano la diffusione del cosiddetto “conto di base”, uno strumento nato proprio con l’obiettivo di favorire l’inclusione finanziaria delle persone che possono incontrare maggiori difficoltà nell’accedere ai normali servizi bancari.

Il conto di base permette di effettuare le principali operazioni della vita quotidiana: depositare e prelevare denaro, ricevere bonifici, accreditare stipendio o pensione, pagare le bollette e utilizzare una carta di debito. Non offre invece alcuni servizi tipici dei conti correnti più complessi, come la possibilità di ottenere un fido o di andare in scoperto. Per le persone economicamente più fragili sono inoltre previste condizioni agevolate: con un ISEE inferiore a 11.600 euro, ad esempio, il conto è esente dal canone e dall’imposta di bollo.

La normativa riconosce il diritto ad aprire questo tipo di conto a tutti i consumatori che soggiornano legalmente nell’Unione europea, indipendentemente dal luogo di residenza. Tra i potenziali beneficiari rientrano anche richiedenti asilo, rifugiati e persone senza fissa dimora. Eppure, secondo quanto rilevato dalla Banca d’Italia, la diffusione dello strumento rimane limitata e in alcuni casi l’accesso viene ostacolato o scoraggiato senza adeguata giustificazione.

Le criticità riguardano in particolare le persone di origine straniera e la clientela più vulnerabile. Tra i problemi segnalati figurano i rifiuti nei confronti di persone legalmente soggiornanti ma non residenti, oppure nei confronti di soggetti considerati in maniera generica ad alto rischio sotto il profilo dell’antiriciclaggio.

A queste difficoltà si aggiungono ostacoli di carattere tecnico. Alcuni sistemi informatici, ad esempio, possono non essere configurati per riconoscere documenti perfettamente validi ma meno comuni, come la ricevuta relativa alla domanda di permesso di soggiorno oppure alcune forme di codice fiscale provvisorio. La conseguenza può essere l’impossibilità pratica di completare una procedura che, dal punto di vista normativo, dovrebbe invece essere accessibile.

La Banca d’Italia richiama inoltre l’attenzione sulla preparazione del personale e sulla corretta informazione alla clientela. Il conto di base deve essere effettivamente presente nell’offerta degli intermediari e adeguatamente pubblicizzato, mentre un eventuale rifiuto deve rispettare le condizioni previste dalla legge ed essere accompagnato da motivazioni chiare. Gli obblighi in materia di antiriciclaggio restano pienamente validi, ma le valutazioni devono essere effettuate sulla situazione concreta del singolo cliente e non attraverso automatismi legati alla sua provenienza o all’appartenenza a determinate categorie.

Agli intermediari viene quindi chiesto di intervenire sulle proprie regole interne, sulle procedure informatiche e sulle modalità con cui il prodotto viene presentato agli utenti. Tra le indicazioni figurano una maggiore formazione degli operatori di sportello, la capacità di gestire documenti non standard e l’eliminazione di criteri che possano produrre discriminazioni ingiustificate.

Secondo quanto riportato dal Portale Integrazione Migranti, banche e altri prestatori di servizi di pagamento avranno tempo fino al 30 novembre 2026 per adeguare i propri assetti alle indicazioni formulate dall’autorità di vigilanza.

Il tema va oltre il semplice rapporto tra banca e cliente. Possedere un conto significa infatti poter ricevere uno stipendio, pagare un affitto o le utenze, utilizzare strumenti elettronici di pagamento e partecipare più facilmente alla vita economica e sociale. Per migranti, richiedenti asilo e persone in condizioni di fragilità, l’accesso ai servizi bancari di base rappresenta quindi uno degli strumenti attraverso cui rendere effettiva l’inclusione finanziaria e, più in generale, sociale.

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