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Cultura e integrazione: a Marsala il dialogo multietnico passa dalla poesia

Roma, 6 gennaio 2026 – La cultura come strumento di integrazione, la poesia come linguaggio universale capace di superare confini, lingue e identità. È questo il cuore del recital “Poesie dal mondo”, andato in scena a Marsala, nei locali dell’associazione Finestre sul mondo, nell’ambito della rassegna “Tutti i colori della pace”.

Un evento intenso e partecipato, che ha dato vita a un autentico dialogo multietnico, durante il quale le barriere linguistiche si sono dissolte nel ritmo dei versi. La sala, affollata oltre ogni previsione, ha accolto con calore le voci di chi ha attraversato il mare portando con sé non solo sogni, ma anche un immenso patrimonio culturale da condividere.

L’iniziativa, promossa dagli Amici del Terzo Mondo di Marsala in collaborazione con la Badia Grande, Stella dei Venti, Archè, Libera e il Sistema accoglienza e integrazione, ha dimostrato — come sottolinea una nota degli organizzatori — come la parola scritta possa abbattere muri invisibili e generare incontro.

Sotto il coordinamento del poeta e critico letterario Francesco Vinci, il palco si è trasformato in uno spazio di ascolto e confronto. Ad aprire il recital sono stati tre migranti ospiti della cooperativa Badia Grande, accompagnati da Albert Kalenda Kabongo, con letture bilingue capaci di fondere lingua madre e italiano.

Particolarmente toccante l’intervento di Nouel, giovane tunisina, che ha evocato la resilienza palestinese attraverso i versi del poeta di Gaza Haydal al-Ghazali. Il ghanese Morris ha invece dato voce al drammaturgo nigeriano Femi Osofisan, portando in scena una poesia dal forte respiro post-coloniale.

Grande intensità anche nella declamazione del camerunense Sondy, che ha celebrato Léopold Sédar Senghor, figura simbolo della negritudine, alternando un francese lirico a un italiano elegante: “Donna nera divina, nuda come il seno, pura come il volto, ritmo della mia terra natale”.

La rassegna si è poi ampliata con le voci dei gambiani Yusuf, Yankuba e Sankung, della cooperativa Stella dei Venti, che hanno declamato testi autografi nel loro dialetto, grezzi e autentici, restituendo alla poesia la sua dimensione più originaria e viscerale.

A rafforzare il ponte culturale tra Mediterraneo, Africa e Americhe, è stata l’interpretazione di una poesia di Jorge Luis Borges, recitata da Claudia e Giovanni Marchetti in spagnolo e italiano.

Suggestivo anche il momento in cui Marinella Casubolo ha riportato in vita il greco antico attraverso un passo della Lisistrata di Aristofane, mentre Caterina Martinez ha dato voce, in inglese, ai versi della poetessa israeliana Tal Nitzán, evocando Tel Aviv tra memorie ferite e pace desiderata.

A chiudere il recital è stato Giuseppe Mirabile, della Libera orchestra popolare, con una creazione originale: un inno ritmico che fonde tradizione, musica e impegno civile, lasciando al pubblico il senso profondo di una convivenza possibile, costruita attraverso arte, ascolto e condivisione.

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