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Immigrazione clandestina e corruzione a Catania, scoperta una “compravendita di cittadinanze”

Roma, 2 novembre 2020 – Immigrazione clandestina e corruzione a Catania. Ottenere la cittadinanza italiana spesso può risultare molto difficile: una legge e una burocrazia a dir poco arcaica rendono il percorso burrascoso. La soluzione, però, sicuramente non è l’istituzione di una “compravendita della cittadinanza italiana“. E’ successo a Catania: il comitato d’affari, che collaborava con alcuni “impiegati infedeli” del comune, è stato smascherato dalla Polizia che ha ora messo la parola fine ai piani illeciti.

Tutto è partito da alcune segnalazioni effettuare sul rilascio dei passaporti. L’operazione si chiama “Tudo Incluìdo”: grazie alla Squadra Mobile di Catania anti-corruzione e contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sono scattate 12 misure cautelari: 9 persone sono finite ai domiciliari e per tre è stato previsto l’obbligo di firma. Gli indagati sono accusati di associazione per delinquere e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, aggravato dalla “transnazionalità e dal fine del profitto, corruzione e falso in atto pubblico”.

L’inchiesta sulla corruzione e l’immigrazione clandestina

L’inchiesta è stata coordinata dal procuratore aggiunto Agata Santonocito e dalla pm Rosaria Molè, la quale ha documentato la catena illecita. Con questa organizzazione, venivano ceduti dei permessi ai sudamericani per ottenere la cittadinanza italiana attraverso il sistema dello “ius sanguinis”. Grazie a quello, infatti, chi dimostra di essere il discendente di un cittadino italiano può ricevere automaticamente la cittadinanza. Secondo quanto emerso, questo comitato d’affari stava agendo da parecchio tempo grazie all’aiuto e al supporto di alcuni impiegati comunali. Tramite loro, infatti, veniva accelerato l’iter per l’ottenimento della cittadinanza italiana a favore dei brasiliani.

Alla base di questo complesso assetto ci sarebbe il titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche di Catania, Mario Luiz Abonizio. Non avrebbe agito da solo però: è stato fondamentale anche il supporto di un altro italo-brasiliano, il quale, secondo quanto emerso finora, aveva il “compito di agganciare la clientela, assistere i brasiliani rivendicanti la titolarità del diritto di acquisire la cittadinanza italiana e incassare i primi acconti”.

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L’operazione avveniva grazie alla collaborazione di dipendenti comunali

Stando quanto riportato dalle forze dell’ordine, una serie di dipendenti comunali avrebbe poi aiutato a compiere gli atti illeciti. Ognuno aveva un compito preciso: il Vigile Urbano, per esempio, era l’addetto ai controlli sulle residenze. Era poi coinvolta un’impiegata dell’Ufficio Stranieri, Lia Genuardi, un addetto all’Archivio della Stato Civile e la responsabile dell’Ufficio Cittadinanze. Proprio lei, Maria Letizia Silvestro, pare abbia avuto un ruolo cruciale nella compravendita messa in piedi. L’impiegata superava le carenze nelle pratiche e, invece di rigettare le istanze, con la collaborazione di Pippo Garozzo, l’addetto all’Archivio di Stato, accelerava l’iter dei clienti. I proventi, poi, venivano divisi tra i due.

A sua volta Lia Genuardi, invece, accettava “le richieste di iscrizione anagrafica di residenza, attribuendo una corsia preferenziale alle pratiche presentate da Abonizio”. Per il suo contributo e la gestione dell’affitto dell’appartamento, l’impiegata otteneva 500€. Il Vigile Urbano Antonio Topazio, infine, per il suo aiuto riceveva delle forniture di carburante. Nel complesso, secondo gli inquirenti, quindi, il prezzo di una pratica si aggirava attorno ai 5000, 5500 euro.

Corruzione e immigrazione clandestina, un giro di affari da 265mila euro

Tutto è andato avanti finché una telecamera della Squadra Mobile non è stata installata nell’Ufficio cittadinanze del Comune di Catania. Una volta ripreso ufficialmente il momento del pagamento, le forze dell’ordine sono intervenute. In un video, infatti, è registrato “lo scambio dell’utilità incassata dai dipendenti pubblici in cambio di favori resi nell’espletamento delle loro mansioni”.

Si parla di un giro di affari di 265mila euro. E che ha procurato i domiciliari a nove persone: Mario Luiz Abonizio, arrestato a Catania; Roberto Nardi, irreperibile; Attilio Topazio, arrestato a Catania. Poi ancora Maria Letizia Silvestro, arrestata a Gravina di Catania (CT), Sebastiano Sardo, arrestato a Gravina di Catania (CT); Giuseppe Garozzo, arrestato a Mascalucia (CT). Inoltre Giovanni Battista Russo, arrestato ad Aci Castello (CT), Rosalia Genuardi, arrestata a Locate di Triulzi (MI) e infine Donatella Gangi, arrestata a Saronno (VA). 

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