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Immigrazione, il nuovo piano dell’Ue per un’integrazione migliore

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Roma, 26 novembre 2020 – L’accoglienza senza l’integrazione è destinata a fallire. Tra una discussione e l’altra riguardo al trattato di Dublino, un patto che in particolar modo dopo gli attentati in Francia e in Austria è tornato a creare dei diverbi, sul tavolo della Commissione europea si affronta un’altra questione cruciale sull’immigrazione: l’inclusione dei migranti regolari. Ieri, infatti, l’esecutivo Ue ha presentato un nuovo piano d’azione che dovrebbe superare quello del 2016.

Immigrazione, la proposta dell’Unione europea

Si tratta di un documento che si concentra sul ruolo del Paese ospite, e gli dà maggiori responsabilità sul piano dell’integrazione. In particolare, punta tutto sulle comunità locali, fondamentali per mettere in atto programmi ben strutturati, e tiene conto anche di tutti i cosiddetti immigrati di seconda generazione. Ragazzi e ragazze che sono cresciuti in Italia, ma che ancora devono scontrarsi con discriminazioni e leggi che gli impediscono di essere riconosciuti per quel che realmente sono: italiani.

Secondo la Commissione europea, sono circa 34 milioni le persone che vivono all’interno dell’Unione, ma sono nate fuori da essa. Parliamo di circa l’8% della popolazione. Le percentuali, ovviamente, cambiano poi in base al Paese: in alcuni come la Svezia si alza al 10%, così come in Estonia, Lussemburgo, Lettonia, Croazia, Austria, Malta e Germania. In altre, come in Repubblica Ceca, Ungheria, Romania, Bulgaria, Polonia e Slovacchia è sotto al 3%. In media, poi, almeno il 10% dei ragazzi tra i 15 e i 34 anni ha un genitore nato fuori dall’Unione europea.

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Un nuovo piano di integrazione a firma Ue

“I migranti non sono “loro”, siamo noi”, ha dichiarato il commissario agli Affari interni Ylva Johansson. “L’integrazione e l’inclusione sono un investimento e uno dei peggiori errori è sottovalutare la forza, le qualità, l’energia che hanno tanti migranti. Ne abbiamo bisogno, siamo una società che invecchia”, ha aggiunto. “Molti temono rischi alla sicurezza associati alla presenza degli stranieri. Questo progetto serve proprio a eliminare questo tipo di rischi”, ha sottolineato poi il vicepresidente della Commissione Margaritis Schinas.

E’ stato proposto quindi un piano d’azione senza valore vincolante, ma che vuole avere funzione di orientamento, accompagnato da vari fondi che possono essere utilizzati per migliorare l’integrazione. Si differenzia perciò dai flussi irregolari e dall’asilo, visto che l’immigrazione regolare è di competenza nazionale. Al suo interno, sono contenuti quattro filoni: il primo tratta di istruzione e formazione, la quale deve essere inclusiva sia dalla prima infanzia all’università. E, in particolare, deve concentrarsi sull’apprendimento della lingua. Il secondo, invece, riguarda l’incremento delle opportunità lavorative e del riconoscimento delle qualifiche. Questo, per Bruxelles, è senza dubbio il più importante. “Ci sono troppi medici siriani costretti a fare i tassisti o infermiere che devono fare le pulizie perché nell’Ue non sono riconosciuti i loro diplomi”, ha sottolineato infatti il vicepresidente della commissione.

Il terzo filone, poi, si concentra sull’accesso alla sanità, con un’informazione migliore sui diritti, soprattutto quelli delle donne. Il quarto, infine, è un impegno a garantire un adeguato accesso alle abitazioni a prezzi accessibili. “Nessun migrante deve più essere visto come vulnerabile e isolato“, ha commentato Schinas in conclusione.

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