Roma, 18 settembre 2025 – Il 9 settembre, nella suggestiva cornice di piazza Castello a Lampedusa, non sono stati i numeri a parlare, ma le storie. Storie di viaggi, di dolore, ma anche di rinascita e di integrazione. È questo lo spirito dell’iniziativa “Lampedusa, dove tutto ha inizio”, promossa da Avvocatocittadinanza.it, lo studio fondato dall’avvocata Susanna Tosi, da oltre vent’anni impegnata nella tutela del diritto di cittadinanza.
“Abbiamo voluto dare un volto a queste persone – ha spiegato Tosi – perché dietro ogni arrivo ci sono percorsi di integrazione e opportunità che nascono quando i diritti vengono rispettati. I migranti non sono un’emergenza: sono una risorsa, con il loro contributo professionale e culturale.”
Tra le testimonianze più intense c’è stata quella di Vito Fiorino, il gelataio che la notte del 3 ottobre 2013 si trasformò in salvatore. Pescatore per passione, si trovò improvvisamente circondato da decine di naufraghi che urlavano disperatamente. Insieme agli amici, issò a bordo quante più persone possibile. Ne salvarono 47. Il suo racconto ha riportato a galla la memoria di una delle più gravi tragedie del Mediterraneo, trasformandola in una lezione di umanità.
L’iniziativa, organizzata in collaborazione con il Comune di Lampedusa e Linosa, ha voluto creare uno spazio pubblico di confronto sui temi della cittadinanza, dell’identità e dei diritti delle nuove generazioni. Non a caso proprio da Lampedusa, isola che più di ogni altra incarna le dinamiche migratorie del Mediterraneo, dal primo sbarco documentato nell’ottobre 1992 – quando arrivarono 71 persone dal Maghreb – fino ai giorni nostri.
Ma l’incontro non si è fermato alla memoria o alla denuncia. Ha raccontato anche esperienze di successo, come quella di Aida Diouf Mbengue, la prima tiktoker italiana con il velo, che ha presentato il suo brand “Diufy: from Identity to Icon”. Con ironia e leggerezza, combatte razzismo e islamofobia sui social, trasformando la propria immagine in un movimento culturale: “Non è solo un brand – ha spiegato – è un modo per dire io ci sono. Per promuovere la doppia identità e ricordare ai giovani di essere sempre se stessi.”
“Abbiamo voluto riportare l’attenzione su una terra che è approdo di chi ha vissuto viaggi difficili e spesso drammatici – ha sottolineato Tosi – ma che può anche raccontare storie di chi ce l’ha fatta, di chi ha ricostruito la propria vita e oggi contribuisce a rendere la nostra società migliore.”
A Lampedusa, ancora una volta, il Mediterraneo si è fatto ponte: non solo luogo di passaggio, ma crocevia di diritti, identità e nuove cittadinanze.


