Roma, 26 gennaio 2026 – Sale a oltre 3.600 euro il costo medio di un rimpatrio, importo che il datore di lavoro è tenuto a pagare quando viene condannato per aver impiegato un lavoratore straniero irregolare. Si tratta della sanzione amministrativa accessoria prevista dalla normativa sull’immigrazione, finalizzata a coprire le spese sostenute dallo Stato per il rimpatrio del lavoratore privo di permesso di soggiorno.
Il Testo Unico per l’Immigrazione stabilisce che chi occupa alle proprie dipendenze cittadini stranieri irregolari è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con una multa di 5.000 euro per ogni lavoratore impiegato illegalmente. Le pene aumentano nei casi in cui i lavoratori siano più di tre, siano minori in età non lavorativa oppure emergano situazioni di caporalato e sfruttamento.
Accanto alle sanzioni penali, il giudice applica anche una misura economica aggiuntiva: il pagamento del costo medio di rimpatrio, calcolato per ciascun lavoratore straniero assunto illegalmente. Questo importo viene aggiornato annualmente tramite decreto del Capo della Polizia.
Con il provvedimento pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 20 gennaio è stato fissato il nuovo valore valido per il 2025. Dopo essere stato pari a 2.864,77 euro nel 2024, il costo medio di rimpatrio è stato aggiornato a 3.637,87 euro, con effetto dalla data di entrata in vigore del decreto.
L’aumento dell’importo rappresenta un significativo aggravio economico per i datori di lavoro condannati, che si aggiunge alle già rilevanti sanzioni penali e pecuniarie previste dalla legge. La misura rafforza l’obiettivo di contrastare il lavoro irregolare e di disincentivare l’impiego di manodopera straniera priva di titolo di soggiorno, rendendo più onerose le conseguenze delle violazioni.


