in

Le Camere Penali: “No al reato di clandestinità”

"Provvedimento illegittimo sotto il profilo di uguaglianza". Critiche anche dall’Osservatore Romano

ROMA, 26 maggio 2008 – Bene sulla prevenzione e il coordinamento tra le forze di polizia, male sul reato di immigrazione clandestina e, in genere, sull’uso del decreto legge.

Questa l’opinione dell’Unione Camere Penali Italiane, sul decreto sicurezza.

L’Ucpi valuta "positivamente i poteri di prevenzione e di coordinamento fra le polizie previsti nel decreto, che sembrano andare nella direzione giusta di un’operatività concreta sul territorio per assicurarne la sicurezza. Allo stesso tempo, l’Unione Camere Penali Italiane esprime le proprie perplessità rispetto ad alcuni punti del decreto. In linea generale, ritiene che il ricorso al decreto legge per legiferare in materia penale e processuale sia sempre inopportuno, e intervenire affrontando situazioni di emergenza o ritenute tali non configura una efficace politica criminale".

Inoltre, si legge "l’aggravamento di pena previsto per il fatto commesso dal "clandestino" è collegato solo ad una condizione soggettiva della persona, che non corrisponde ad un maggior disvalore sociale del fatto commesso. Si tratta dunque di un provvedimento illegittimo sotto il profilo di uguaglianza.

Gli aumenti di pena e i nuovi reati nelle materie previste dal decreto legge – spiega Oreste Dominioni, Presidente UCPI – hanno una efficacia di deterrenza pressochè nulla. Ciò che conta è organizzare il territorio in modo tecnico, così da offrire sicurezza".

 

L’Osservatore Romano: "No a clandestini-fuorilegge"
L’Osservatore Romano condivide la decisione del Governo italiano di stralciare dal decreto sulla sicurezza la parte riguardante il reato di immigrazione clandestina, "punto critico dell’intervento dell’esecutivo, elemento che qualifica il piano rispetto ai progetti che il centrosinistra aveva a suo tempo messo a punto".

Introdurre questo reato, scrive l’Osservatore "trasformerebbe gli immigrati senza permesso di soggiorno in fuorilegge" e questo spiega secondo il quotidiano vaticano perchè "continuano a registrarsi critiche e polemiche che arrivano dal mondo del volontariato italiano, dalle istituzioni europee e da singoli Paesi membri dell’Unione europea, o almeno da loro singoli esponenti di Governo".

"Le norme sul reato, ora introdotto nel disegno di legge che dovrà essere discusso e votato dal Parlamento, non hanno – rileva la nota – la certezza di essere approvate. Pesano soprattutto le ripercussioni sul sistema giudiziario e carcerario e pesano, nonostante le rivendicazioni di autonomia e indiscutibile sovranità nazionale, le critiche piovute dall’estero. Pesa poi il parere di chi quotidianamente si confronta con i problemi di sopravvivenza di integrazione degli immigrati".

Clicca per votare questo articolo!
[Totale: 0 Media: 0]

Immigrati: il 40% dei laureati lavora nei paesi industrializzati

I romeni a Napolitano: “Non criminalizzare intera comunità”