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Mediterraneo. La dura accusa delle Ong: costretti a guardare impotenti

Roma, 28 novembre 2017 – La nave Aquarius noleggiata dalla ong italo-franco-tedesca SOS Mediterranee, e gestita in partnership con Medici senza Frontiere, nell’ultima settimana ha soccorso 808 profughi in mare: 387 nel corso di 3 operazioni di salvataggio mercoledì 23 e giovedì 24 novembre, 421 sabato 25 novembre, in una singola operazione di soccorso di una imbarcazione di legno sovraccarica di persone. I 421 migranti soccorsi sabato sono arrivati a bordo Aquarius ieri a Catania. Molti di loro, riferisce la ong in una nota, “mostrano le cicatrici della violenza, segni di malnutrizione, disidratazione e di stanchezza estrema. Una donna incinta di nove mesi, che ha avvertito le prime contrazioni a bordo dell’imbarcazione di legno, è stata affidata alle cure dell’ostetrica di MSF a bordo della nave”.

L’equipaggio dell’Aquarius è stato venerdì testimone inerme dell’intercettazione di diverse imbarcazioni in acque internazionali da parte della Guardia costiera libica. Ha individuato una prima barca in pericolo in acque internazionali a 25 miglia nautiche dalla costa, est di Tripoli, e poi una seconda, ma ha ricevuto l’ordine di restare in “stand-by” poiché il coordinamento di queste due operazioni di soccorso era stato assunto dalla Guardia costiera e dalla Marina libiche. L’equipaggio dell’Aquarius rimasto a distanza, rispettando le istruzioni ricevute dalle autorità italiane e per motivi di sicurezza vista la presenza di unità libiche, è stato così testimone in acque internazionali dell’intercettazione di queste due imbarcazioni in pericolo, mentre la sua proposta di assistenza veniva declinata dalla Guardia costiera libica.

“Abbiamo individuato un gommone che sapevamo, considerate le condizioni meteo e le condizioni dell’imbarcazione stessa, poteva rompersi e affondare da un momento all’altro. Siamo rimasi pronti ad intervenire con il nostro team di soccorritori e il nostro equipaggiamento professionale. Durante le quattro ore di ‘stand-by’ le condizioni meteo sono peggiorate aumentando così il rischio di naufragio. Eravamo pronti a lanciare le operazioni di soccorso in ogni momento”, spiega Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi per SOS Mediterranee. “Questo drammatico avvenimento è stato estremamente duro per i nostri team, costretti ad osservare impotenti operazioni che conducono a rimandare in Libia persone che fuggono quello che i sopravvissuti descrivono come un vero inferno e che noi non abbiamo mai cessato di denunciare dall’inizio della nostra missione nel Mediterraneo”, dice Sophie Beau, cofondatrice e vice Presidente di SOS Mediterranee International: “SOS Mediterranee, organizzazione europea di salvataggio in mare della società civile, non può accettare di vedere essere umani morire in mare né di vederli ripartire verso la Libia quando la loro imbarcazione è intercettata dalla Guardia costiera libica. Nonostante le condizioni attuali particolarmente difficili in alto mare, il nostro dovere è di restare presenti per soccorrere coloro che cercano di fuggire l’orrore dei campi libici, per proteggerli e per continuare a testimoniare la realtà vissuta da questi uomini, donne e bambini in cerca di protezione”, conclude Beau.

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