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Moschea a Milano, le associazioni islamiche presentano ricorso

Secondo il Caim è illegittimo lo stop del Comune al bando che aveva assegnato le nuove aree. Piccardo: “L’amministrazione è con noi o con chi nega la liberà religiosa?”

Milano – 7 novembre 2016 –  La storia infinita delle moschee a Milano finisce (si fa per dire) in tribunale. Il Coordinamento delle Associazioni Islamiche milanesi (Caim) ha presentato un ricorso al Tar contro l’annullamento del bando per la costruzione di nuovi luoghi di culto deciso dal Comune lo scorso giugno.

Al Caim erano state assegnati lo stabile degli ex bagni pubblici di via Esterle, che sarebbe stato gestito dalla Bangladesh Cultural & Welfare Association, e l’area dell’ex Palasharp. Palazzo Marino aveva però fatto marcia indietro, sostenendo che la legge antimoschee della Regione Lombardia aveva reso impossibile andare avanti senza aver prima approvato un Piano per le attrezzature religiose. 

I promotori del ricorso, che riguarda solo l’area di via Esterle, ritengono che lo stop sia illegittimo. “Noi  non riteniamo concluso il percorso iniziato con il bando” ha  spiegato oggi il coordinatore del Caim Davide Piccardo, aggiungendo che l’obiettivo è anche sollevare una nuova eccezione incostituzionalità della legge regionale.  “Vogliamo vedere se durante la discussione al Tar del nostro ricorso il Comune si schiererà al nostro fianco contro la legge liberticida della Regione, o se si metterà contro di noi e quindi di fatto al fianco di chi nega la libertà religiosa” ha detto Piccardo. 

La legge antimoschee era già stata impugnata dal governo e dichiarata parzialmente incostituzionale della Consulta. I giudici hanno però lasciato in piedi le norme che secondo il Comune bloccano l’assegnazione degli spazi secondo il vecchio bando. Intanto, l’amministrazione ha avviato una nuova consultazione tra le associazioni religiose in vista di un nuovo bando. 

Al Caim hanno risposto con una nota il vicesindaco Anna Scavuzzo  e l’assessore all’Urbanistica Pierfrancesco Maran, nella quale spiegano  che il Comune “vuole garantire una risposta alla necessità di luoghi adeguati per la preghiera e per l’incontro nei tempi più brevi possibili, ma con modalità che siano certe e inoppugnabili. L’amministrazione ha avviato il percorso di redazione del Piano per le attrezzature Religiose imposto da Regione Lombardia, l’ampia partecipazione delle diverse comunità alla prima fase di consultazioni ci dimostra che siamo sulla strada giusta”.

 Stranieriinitalia.it

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