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Rimpatri in aumento, ma l’Italia di Meloni resta sotto i livelli pre-pandemia

rimpatri

Roma, 20 agosto 2025 – Il governo guidato da Giorgia Meloni rivendica una crescita dei rimpatri forzati di migranti irregolari, ma i numeri mostrano una realtà più complessa: nonostante l’incremento degli ultimi due anni, i livelli restano inferiori a quelli raggiunti prima della pandemia.

Secondo i dati ufficiali, nel 2024 i rimpatri forzati sono stati poco più di 5.400, in aumento rispetto ai circa 4.750 del 2023. Nei primi sette mesi del 2025 se ne contano già 3.463, pari a un incremento del 12% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In media, dunque, si parla di circa 495 persone al mese, contro le 451 del 2024 e le 396 del 2023.

Un trend positivo, certo, ma che resta lontano dai ritmi del passato recente. Tra il 2017 e il 2019, quando al Viminale si sono succeduti ministri di diverso orientamento politico, la media mensile dei rimpatri oscillava tra i 533 e i 544. Nel 2019 in particolare furono registrati oltre 6.500 rimpatri, cioè più di mille in più rispetto all’intero 2024.

Il calo strutturale si è registrato con la pandemia di Covid-19, che ha dimezzato le procedure di allontanamento a causa delle restrizioni sui voli e delle limitazioni agli spostamenti internazionali. Da allora si è avviata una ripresa, ma senza tornare ai livelli pre-pandemici.

Un discorso analogo riguarda i rimpatri volontari assistiti, cioè i rientri nei Paesi d’origine realizzati su base volontaria con il supporto logistico ed economico dello Stato e delle agenzie internazionali. Nei primi sette mesi del 2025 si contano 382 casi, già più del totale del 2024 (290) e nettamente superiori al 2023 (49). Tuttavia, anche qui il confronto con il passato è impietoso: nel 2017 furono 869, e nel 2018 addirittura 1.185.

Il quadro complessivo evidenzia come il tema dei rimpatri resti uno dei più delicati sul fronte delle politiche migratorie italiane. Nonostante gli annunci, le difficoltà operative, i costi elevati e la necessità di accordi bilaterali solidi con i Paesi di origine limitano di fatto la capacità di rimpatrio. E mentre i numeri crescono, l’obiettivo di riportarli ai livelli di qualche anno fa resta ancora lontano.

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