Roma, 10 luglio 2025 – Ancora una volta Antonio Tajani cambia tono sullo ius scholae, la proposta di legge per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri che hanno completato un ciclo scolastico in Italia. Dopo aver sostenuto pubblicamente la misura come “una posizione di Forza Italia”, il segretario azzurro torna sui suoi passi, allineandosi con Pier Silvio Berlusconi e dichiarando che “non è una priorità”. Una retromarcia che alimenta ulteriore confusione, all’interno di un centrodestra già spaccato sul tema, e getta discredito sulla coerenza politica di chi avrebbe il dovere di guidare con chiarezza.
“Anche per me lo ius scholae non è una priorità. È quello che ho sempre detto”, ha affermato Tajani, provando a smorzare l’impatto delle parole pronunciate da Pier Silvio Berlusconi durante la presentazione dei nuovi palinsesti Mediaset. Il figlio del Cavaliere ha espresso forti perplessità sulla riforma voluta proprio dal partito fondato dal padre: “Mi spiace per Tajani ma sono più contro che a favore, perché non è il momento. Però è falso che Tajani ha portato avanti lo ius scholae seguendo indicazioni ideali mie o di Marina”.
Le parole di Tajani sembrano quindi dettate più dalla necessità di rimanere in sintonia con la famiglia Berlusconi che da un vero disegno politico. E il risultato è un ennesimo dietrofront, l’ennesimo slalom su una proposta che dovrebbe avere a che fare con diritti e inclusione, non con calcoli tattici.
Il leader di Forza Italia cerca ora di ricollocarsi su una linea di prudenza, parlando di “riforma seria e forse più severa” rispetto all’attuale legge sulla cittadinanza. Ma è difficile ignorare come negli ultimi mesi Tajani abbia modificato più volte la sua posizione. Prima sostenitore della riforma, poi possibilista, ora frenatore. Il tutto mentre il resto della maggioranza, a cominciare dalla Lega, chiude la porta con decisione. “Partita chiusa, tema archiviato”, ha tuonato Matteo Salvini. “Non condividiamo il principio di accorciare i tempi per concedere le cittadinanze”.
Le opposizioni attaccano, e non senza ironia. Riccardo Magi (+Europa) parla di “balletto ignobile” e paragona Tajani a Leonard Zelig, il personaggio camaleontico di Woody Allen: “Tajani non ha più alcuna credibilità su questo tema come su altro. La smetta di usare la vita di migliaia di ragazze e ragazzi che sono italiani tranne che per una legge vecchia trent’anni”.
L’impressione è che sulla cittadinanza il centrodestra stia giocando una partita tutta interna, fatta di equilibri e schermaglie tra anime diverse, più che di risposte concrete a un tema reale che riguarda decine di migliaia di giovani nati o cresciuti in Italia. E in mezzo, resta il messaggio – chiaro e sempre più sconcertante – che i diritti di questi ragazzi possono essere sacrificati sull’altare della convenienza politica.


