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Un minore su due annegato lungo le rotte migratorie: l’allarme di Save the Children

Roma, 21 dicembre 2025 – Il nuovo report di Save the Children fotografa una realtà drammatica: nel 2025, un minore su due tra quelli che hanno perso la vita lungo le rotte migratorie è morto per annegamento. Ancora una volta, il Mediterraneo centrale si conferma la rotta più letale al mondo, un confine liquido dove l’assenza di percorsi sicuri e regolari continua a trasformare l’infanzia in un bersaglio.

Save the Children sottolinea l’urgenza di garantire ai minori in fuga alternative reali ai viaggi clandestini, di scongiurarne la detenzione, di vincolare i finanziamenti dedicati alla gestione del fenomeno migratorio al rispetto di standard di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, e di investire in salute mentale e protezione lungo tutte le rotte.

Numeri che raccontano una strage silenziosa

Secondo l’organizzazione, l’anno precedente è stato il più letale mai registrato, con quasi 9.000 persone morte lungo le rotte migratorie in tutto il mondo. Dall’inizio del 2025 almeno 278 minori sono morti lungo le rotte migratorie, di cui 136 in mare dopo essere fuggiti da conflitti, fame e crisi climatiche.

Ma il rapporto avverte: il numero reale di vittime è probabilmente molto più alto. La mancanza di dati disaggregati fa sì che molte morti non vengano registrate con precisione, perché nelle statistiche entrano spesso solo i minori trovati e identificati. In questo quadro, il Mediterraneo centrale resta la rotta più letale, seguito dalla rotta marittima atlantica e dal Mediterraneo orientale. Dal 2016, ribadisce Save the Children, la traversata dal Nord Africa all’Europa è la rotta migratoria più mortale per i più piccoli.

Deterrenza, invisibilità e rischi estremi

Nel rapporto emerge un’accusa netta: le crescenti misure di deterrenza sostenute dall’Unione europea e dai suoi Stati membri nei Paesi terzi rischiano di spingere migliaia di minori verso rotte sempre più invisibili e pericolose, esponendoli a rischi estremi: non solo la morte, ma anche tratta, sfruttamento, detenzione e erronea identificazione come adulti.

Le testimonianze raccolte sono coerenti e drammatiche: tutti i minori intervistati raccontano di aver subito violazioni dei diritti in ogni fase del viaggio. Dalla fuga da povertà e conflitti (come in Sudan), alla violenza e allo sfruttamento durante la rotta, fino ai respingimenti e alla detenzione alle frontiere europee. A questo si aggiunge un elemento critico: i recenti tagli alle risorse dedicate alla protezione dei minori migranti rischiano di compromettere la capacità di identificare e assistere i minori vulnerabili in frontiera.

Rotte specifiche: libia–grecia e balcani

Tra i passaggi analizzati, la rotta dalla Libia alla Grecia viene indicata come una delle più significative per volume di arrivi: il 42% degli arrivi via mare verso Creta segnerebbe un aumento del 350% rispetto al 2024. I principali Paesi di provenienza citati sono Egitto (47%), Sudan (27%), Bangladesh (19%), oltre a Eritrea, Sud Sudan e Yemen. I minori rappresentano più di un quinto degli arrivi e il 30% avrebbe intrapreso il viaggio da solo o sarebbe stato separato dalla famiglia. Tutti i minori intervistati per la ricerca avrebbero subito abusi, violenza, estorsione o sfruttamento sessuale in Libia.

La rotta balcanica resta un altro snodo centrale per la migrazione verso l’Ue. I minori costituiscono il 15% del totale degli arrivi in Serbia e Bosnia Erzegovina, e il 9,5% è composto da minori non accompagnati o separati. Tra agosto 2024 e settembre 2025, Save the Children avrebbe registrato 258 minori vittime di respingimenti dalla Croazia.

Cosa chiede save the children all’europa

Save the Children chiede all’Unione europea e agli Stati membri di porre fine alle politiche che privilegiano il controllo delle frontiere a scapito della protezione dei minori. L’organizzazione esprime inoltre “forte preoccupazione” per l’accordo raggiunto l’8 dicembre dai ministri degli Interni dell’Ue su Paesi terzi sicuri, Paesi di origine sicuri e regolamento rimpatri. Secondo Save the Children, procedure accelerate e criteri standardizzati rischiano di negare ai minori – anche non accompagnati – il diritto a una valutazione individuale e al rispetto del loro superiore interesse, aprendo la strada a respingimenti illegali e alla violazione dei diritti fondamentali.

In sintesi, il rapporto mette in fila una verità difficile da ignorare: quando mancano vie legali e protezioni reali, i minori finiscono per pagare il prezzo più alto, in mare e a terra. E il Mediterraneo continua, anno dopo anno, a essere il luogo in cui questa vulnerabilità si trasforma in tragedia.

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