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Centri per migranti in Albania, il Governo amplia la lista dei Paesi sicuri: impatto sulle politiche migratorie italiane?

Roma, 8 maggio 2024 – Il governo italiano continua a tessere la trama del suo ambizioso progetto riguardante l’Albania, cercando freneticamente di evitare che cada nel baratro dell’insuccesso. In un ultimo sforzo per consolidare il quadro, un decreto ministeriale della Farnesina, recentemente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha sorprendentemente ampliato la lista dei cosiddetti “Paesi sicuri”. Questa mossa potrebbe avere un impatto significativo sulle politiche migratorie italiane, con implicazioni che si estendono ben oltre i confini nazionali.

La lista dei Paesi sicuri, precedentemente composta da 15 nazioni, è stata estesa a ben 21, includendo sei nuove aggiunte. Tra le nuove voci spiccano Paesi come il Bangladesh, lo Sri Lanka, il Camerun, l’Egitto, nonché due nazioni sudamericane, Colombia e Perù.

Il Bangladesh, in particolare, continua a dominare la classifica come principale Paese d’origine dei migranti che raggiungono l’Italia grazie a intricati percorsi che coinvolgono l’Africa e il trasporto aereo. Con oltre 3.400 arrivi registrati nei primi quattro mesi del 2024, e più di 1.000 provenienti dall’Egitto nello stesso periodo, questi numeri rappresentano una sfida considerevole per le autorità italiane.

Tuttavia, l’inserimento di questi Paesi nella lista dei “sicuri” apre la strada a procedure accelerate di rimpatrio per i migranti provenienti da queste regioni. Questo significa che, una volta soccorsi nel Mediterraneo, i migranti provenienti da questi Paesi potranno essere direttamente trasferiti nei centri albanesi, in attesa di eventuali procedure di rimpatrio qualora le loro richieste di asilo dovessero essere respinte.

Questo approccio solleva una serie di interrogativi etici e pratici. Se da un lato potrebbe facilitare la gestione del flusso migratorio e alleggerire il carico sui sistemi di accoglienza italiani, dall’altro solleva preoccupazioni riguardo alla sicurezza e ai diritti dei migranti stessi. In che misura i Paesi elencati possono effettivamente essere considerati “sicuri”? E quali garanzie sono state messe in atto per assicurare il rispetto dei diritti umani e la protezione dei migranti durante il processo di rimpatrio?

Inoltre, questo ampliamento della lista potrebbe avere implicazioni geopolitiche più ampie, influenzando i rapporti diplomatici tra l’Italia e i Paesi interessati.

È essenziale che le decisioni riguardanti le politiche migratorie siano guidate da un bilanciamento attento tra gli interessi nazionali e i principi umanitari fondamentali.

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