Roma, 1 luglio 2026 – Gli immigrati che vivono e lavorano in Italia rappresentano una componente sempre più rilevante non solo del mercato del lavoro, ma anche delle entrate fiscali dello Stato. Nel 2025 i contribuenti nati all’estero hanno superato quota cinque milioni, dichiarando complessivamente 87,9 miliardi di euro di redditi e versando 12,6 miliardi di euro di Irpef. È quanto emerge da un’analisi della Fondazione Leone Moressa, realizzata sui dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Si tratta dei valori più elevati mai registrati. Rispetto al 2014 il numero dei contribuenti nati all’estero è aumentato del 39,2%, mentre anche il gettito fiscale ha raggiunto il suo massimo storico, confermando il crescente peso economico della popolazione immigrata nel sistema italiano.
I dati evidenziano tuttavia una differenza significativa nei livelli di reddito rispetto ai contribuenti nati in Italia. In media, un contribuente immigrato dichiara 17.670 euro l’anno, contro i 26.920 euro dei contribuenti italiani, versando un’Irpef media di 3.310 euro, circa la metà rispetto ai nati nel Paese. Una distanza che riflette soprattutto la maggiore presenza degli stranieri nei settori a più bassa retribuzione, la maggiore precarietà lavorativa e una minore incidenza tra imprenditori e percettori di redditi da capitale.
La distribuzione dei redditi conferma questo scenario. Oltre il 38% dei contribuenti nati all’estero dichiara meno di 10 mila euro annui, una percentuale decisamente superiore al 23,4% registrato tra gli italiani. Nonostante ciò, il contributo complessivo alle casse pubbliche continua a crescere grazie all’aumento dell’occupazione e della presenza di lavoratori stranieri nel tessuto produttivo.
Dal punto di vista territoriale, la Lombardia si conferma la regione con il maggiore apporto fiscale degli immigrati, con oltre 3,4 miliardi di euro di Irpef versata. Seguono Veneto ed Emilia-Romagna, territori nei quali la manodopera straniera rappresenta ormai una componente strutturale in comparti strategici come industria, logistica, edilizia, agricoltura, assistenza familiare e servizi.
L’importanza del contributo degli immigrati va però oltre il semplice gettito fiscale. In un Paese caratterizzato da un costante calo delle nascite e dall’invecchiamento della popolazione, ogni lavoratore che versa imposte e contributi contribuisce anche al finanziamento del sistema previdenziale. Le pensioni attualmente erogate, infatti, sono sostenute principalmente dai contributi dei lavoratori attivi, rendendo fondamentale mantenere una base occupazionale ampia.
Gli esperti sottolineano comunque che l’immigrazione non può rappresentare, da sola, la soluzione ai problemi demografici e previdenziali dell’Italia. Per garantire la sostenibilità del sistema saranno necessarie politiche capaci di aumentare l’occupazione, migliorare i livelli salariali, contrastare il lavoro irregolare e favorire una ripresa della natalità.
I dati della Fondazione Leone Moressa mostrano comunque una realtà spesso trascurata nel dibattito pubblico: milioni di cittadini stranieri contribuiscono ogni anno al finanziamento del welfare italiano attraverso il pagamento di imposte e contributi, pur percependo in media redditi inferiori rispetto ai lavoratori italiani. Un elemento che si affianca ai temi legati alla gestione dei flussi migratori, alla sicurezza e all’integrazione, offrendo una fotografia più completa del ruolo economico dell’immigrazione nell’Italia contemporanea.