Roma, 29 giugno 2026 – SOS Humanity raddoppia la propria capacità di intervento nel Mediterraneo centrale. Nel corso di una cerimonia tenutasi nel cantiere navale di Licata, in Sicilia, l’organizzazione tedesca di ricerca e soccorso ha battezzato la Humanity 2, una nuova imbarcazione a vela lunga 24 metri che entrerà a far parte della flotta civile impegnata nel salvataggio delle persone migranti in mare.
La nuova nave nasce dalla trasformazione di un ex yacht, acquistato da SOS Humanity nell’ottobre 2025 e riconvertito a partire da dicembre nel cantiere siciliano grazie al lavoro dello staff dell’organizzazione e di numerosi volontari. L’obiettivo è aumentare la capacità operativa dell’Ong, fondata dieci anni fa e già attiva dall’agosto 2022 con la grande nave di soccorso Humanity 1.
La Humanity 2 sarà impiegata soprattutto nelle acque al largo della Tunisia e più a sud, lungo una delle rotte migratorie più pericolose al mondo. Secondo i dati citati dall’Organizzazione internazionale per le migrazioni, nel 2026 almeno 1.330 persone sono già morte o risultano disperse lungo la rotta del Mediterraneo centrale, rendendo questo inizio d’anno il più letale mai registrato dal 2014.
A bordo della nuova imbarcazione opererà un equipaggio di dieci persone. La nave potrà prestare assistenza a chi si trova in pericolo, monitorare l’area di intervento, documentare eventuali violazioni dei diritti umani e, in caso di emergenza, accogliere fino a 100 persone. Secondo SOS Humanity, la scelta di una barca a vela consentirà un impiego più flessibile, economico ed efficiente nelle operazioni di ricerca, soccorso e osservazione.
Alla cerimonia di battesimo hanno partecipato membri dello staff e dell’equipaggio dell’organizzazione, rappresentanti locali e sostenitori della società civile. A tenere il discorso ufficiale è stato David Yambio, direttore esecutivo di Refugees in Libya e ambasciatore della Humanity 2, che ha poi compiuto il rito del battesimo della nave.
«Non si tratta più di decidere se rifiutare o meno le politiche di frontiera letali ed esclusive dell’UE, soprattutto in assenza di percorsi sicuri per chi cerca protezione», ha dichiarato Yambio. «Si tratta piuttosto del nostro rifiuto di essere complici dei crimini contro l’umanità commessi nel Mediterraneo centrale. Se ciò significa schierare 30.000 navi civili di soccorso in mare, lo faremo senza esitazione, nonostante ogni tentativo di criminalizzare il nostro dovere, la nostra solidarietà e la nostra umanità».
Per SOS Humanity, la Humanity 2 non sarà soltanto una nave di soccorso, ma anche uno strumento di testimonianza. L’organizzazione intende infatti documentare quanto avviene nel Mediterraneo centrale, con particolare attenzione alle pratiche e agli interventi delle autorità e delle entità sostenute dall’Unione europea.
«La barca a vela è stata acquistata e trasformata in una nave di soccorso grazie a grande dedizione, ai finanziamenti della società civile e al duro lavoro dei volontari e dello staff di SOS Humanity», ha affermato Till Rummenhohl, direttore generale e responsabile delle operazioni dell’organizzazione. «La missione di questa nave è anche quella di contribuire a testimoniare ciò che sta accadendo in mare, tutte le violazioni dei diritti umani commesse quotidianamente da entità sostenute dall’UE».
Rummenhohl ha sottolineato che l’equipaggio monitorerà principalmente l’area marina al largo della Tunisia, documentando gli incidenti e rendendo pubbliche le informazioni raccolte. «Ogni vita è importante e merita questo ulteriore sforzo di soccorso», ha aggiunto.
Con l’ingresso in servizio della Humanity 2, SOS Humanity rafforza così la propria presenza nel Mediterraneo centrale, in un momento in cui le organizzazioni umanitarie denunciano una crescente carenza di mezzi di soccorso e un numero sempre più alto di morti e dispersi lungo le rotte migratorie verso l’Europa.