Roma, 6 agosto 2026 – Trentasei milioni di euro per sostenere, su tutto il territorio nazionale, interventi destinati alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento. È quanto prevede il Bando n. 8/2026 pubblicato dal Dipartimento per le Pari opportunità nell’ambito del Programma unico di emersione, assistenza e integrazione sociale.
L’obiettivo è finanziare progetti capaci di accompagnare le persone dalla fase di individuazione e primo contatto fino alla costruzione di un percorso di autonomia. Gli interventi dovranno garantire, in una prima fase, alloggio, vitto, tutela sanitaria e accoglienza in condizioni di sicurezza. Successivamente dovranno assicurare assistenza psicologica e legale, formazione, orientamento professionale, inserimento lavorativo e sostegno all’autonomia abitativa.
Il bando si rivolge alle persone vittime dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù e tratta di esseri umani, ma comprende anche chi si trova in condizioni di violenza o grave sfruttamento previste dall’articolo 18 del Testo unico sull’immigrazione. Tra i destinatari rientrano i richiedenti e i titolari di protezione internazionale, i titolari di alcuni permessi di soggiorno per casi speciali e le persone individuate come vittime o potenziali vittime nei luoghi di sbarco e presso le frontiere terrestri.
Particolare attenzione viene riservata ai minori stranieri non accompagnati. I progetti dovranno prevedere programmi specifici di accoglienza e assistenza psicologica, sanitaria e legale, insieme a soluzioni di lungo periodo che possano proseguire anche dopo il raggiungimento della maggiore età.
Le attività di emersione dovranno riguardare differenti forme di sfruttamento: da quello lavorativo e sessuale, anche attraverso contenuti realizzati e diffusi online, all’accattonaggio forzato, fino ai matrimoni forzati, alle adozioni illegali, allo sfruttamento legato alla maternità surrogata, al prelievo di organi e al coinvolgimento obbligato in attività illecite. Gli operatori saranno chiamati a intervenire nei luoghi di arrivo, nei centri di accoglienza formali e informali, nei contesti dello sfruttamento sessuale sia in strada sia al chiuso e anche durante le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale.
Accanto alla protezione immediata, il programma punta sull’inclusione sociale. Sono previsti corsi di alfabetizzazione linguistica e informatica, formazione professionale, orientamento al lavoro e collaborazione con Centri per l’impiego, servizi regionali, organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. I percorsi potranno inoltre sostenere l’autonomia abitativa oppure, quando richiesto dalla persona interessata, il rientro volontario assistito nel Paese di origine.
Un elemento centrale del nuovo bando è il coordinamento tra la rete nazionale antitratta e il Sistema di Accoglienza e Integrazione, il SAI. Le persone individuate come potenziali vittime potranno essere inizialmente accolte nelle strutture protette del sistema antitratta e successivamente proseguire il proprio percorso di emancipazione all’interno della rete SAI, compatibilmente con la disponibilità dei posti e con la volontà della persona coinvolta.
Le procedure di identificazione dovranno rispettare il Meccanismo nazionale di referral e coordinarsi con le disposizioni introdotte dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, in particolare per quanto riguarda l’individuazione delle vulnerabilità durante i controlli preliminari alle frontiere. Ogni progetto dovrà inoltre garantire un referente reperibile 24 ore su 24 per il collegamento con il Numero verde nazionale antitratta.
Le risorse complessive ammontano a 36 milioni di euro, interamente a carico del bilancio della Presidenza del Consiglio dei ministri. Il territorio nazionale è suddiviso in 21 ambiti e per ciascuno sarà finanziata una sola proposta, selezionata sulla base della graduatoria. I progetti avranno una durata di 18 mesi e dovranno essere avviati il 1° dicembre 2026.
Potranno presentare domanda le Regioni, le Province autonome, i Comuni, le Città metropolitane, le unioni di Comuni e gli altri enti locali previsti dal bando. Sono ammessi anche i soggetti privati iscritti nell’apposita sezione del Registro delle associazioni e degli enti che svolgono attività a favore degli immigrati, purché convenzionati con gli enti pubblici del territorio interessato.
Le proposte dovranno essere trasmesse esclusivamente tramite posta elettronica certificata entro le ore 12 del 30 settembre 2026. Attraverso il nuovo stanziamento, il Governo punta così a consolidare una rete territoriale capace non soltanto di sottrarre le vittime alle situazioni di sfruttamento, ma anche di accompagnarle verso un percorso stabile di protezione, indipendenza economica e piena integrazione sociale.