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Bracciante ucciso nel Foggiano, l’ombra del caporalato: pestato e accoltellato

L’autopsia sul corpo di Sadam Houssain, 32enne pachistano trovato nel bagagliaio della sua auto a Borgo Mezzanone, conferma una morte violenta. Gli investigatori seguono anche la pista legata allo sfruttamento dei lavoratori agricoli.

Roma, 26 agosto 2026 – Si concentra anche sul mondo del caporalato e dello sfruttamento dei braccianti agricoli l’indagine sull’omicidio di Sadam Houssain, il lavoratore pachistano di 32 anni scomparso il 4 agosto e trovato morto diciotto giorni più tardi nel bagagliaio della propria automobile nei pressi del ghetto di Borgo Mezzanone, nel Foggiano.

Le prime risultanze dell’autopsia indicano una morte particolarmente violenta. Il giovane sarebbe stato prima picchiato e poi ferito con un’arma da taglio. Il cadavere sarebbe stato successivamente sistemato nel bagagliaio dell’auto, rimasta per giorni sotto il sole prima del ritrovamento avvenuto il 22 agosto. Sul caso la Procura di Foggia ha aperto un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti, mentre le indagini sono affidate ai carabinieri.

L’attenzione degli investigatori si starebbe concentrando soprattutto sull’ambiente lavorativo frequentato dalla vittima. Houssain viveva in Italia da circa quattro anni e lavorava come bracciante nelle campagne del Basso Tavoliere, una delle aree a maggiore vocazione agricola della provincia di Foggia.

Secondo quanto emerso dalle testimonianze raccolte finora, il 32enne utilizzava la propria automobile anche per accompagnare altri migranti residenti a Borgo Mezzanone verso le campagne dove venivano impiegati nella raccolta del pomodoro. Un’attività che gli investigatori stanno cercando di ricostruire nel dettaglio per comprendere se possa avere avuto un ruolo nel movente dell’omicidio.

In un appunto consegnato agli inquirenti, Houssain viene indicato come una persona che avrebbe fatto da intermediario tra alcuni lavoratori, soprattutto connazionali e cittadini del Bangladesh, e le aziende agricole. Si tratta tuttavia di elementi ancora al vaglio degli investigatori e che non permettono, allo stato attuale, di stabilire con certezza le ragioni del delitto.

Familiari e amici descrivono invece Sadam come un uomo tranquillo, che non avrebbe avuto particolari contrasti all’interno della comunità. Il fratello Nazim e l’amico Arshad chiedono che venga fatta piena luce sull’accaduto e che siano individuati i responsabili.

Sul delitto pesa inevitabilmente anche il contesto di Borgo Mezzanone, uno dei più grandi insediamenti informali di migranti presenti in Europa. Nell’area vivono migliaia di persone, molte delle quali impiegate stagionalmente nei campi del Foggiano, in condizioni abitative estremamente precarie tra baracche costruite con legno, plastica e lamiere e carenze nei servizi essenziali.

La vicenda ha riacceso così il dibattito sulle condizioni dei lavoratori stranieri nelle campagne pugliesi. Michele Cucchiariello, segretario della Flai Cgil di Foggia, ha richiamato ancora una volta l’attenzione sulla mancata eliminazione degli insediamenti informali e sulle condizioni nelle quali sono costretti a vivere migliaia di braccianti.

Il quadro investigativo resta comunque aperto. Saranno gli accertamenti dei carabinieri, le testimonianze delle persone che conoscevano la vittima e la ricostruzione dei suoi ultimi spostamenti a chiarire se dietro l’uccisione di Sadam Houssain vi sia effettivamente un regolamento di conti collegato alla gestione e all’intermediazione della manodopera agricola, oppure un movente di diversa natura.

Una morte che, al di là delle responsabilità penali ancora da accertare, riporta ancora una volta sotto i riflettori la realtà delle campagne del Tavoliere, dove lavoro agricolo, marginalità sociale e fenomeni di sfruttamento continuano a intrecciarsi in uno dei territori più difficili del Paese.

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