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Patto Ue su migrazione e asilo, in vigore il decreto italiano di attuazione

Roma, 15 giugno 2026 – È entrato in vigore il decreto-legge 12 giugno 2026, n. 100, con cui l’Italia avvia l’attuazione del nuovo Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo. Il provvedimento, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 giugno, introduce misure urgenti in materia di giustizia e adegua l’ordinamento nazionale al quadro europeo approvato nel 2024, destinato a ridefinire le procedure di gestione delle domande di protezione internazionale e dei controlli alle frontiere esterne.

Il decreto recepisce la direttiva europea sull’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale e interviene sui regolamenti relativi alla procedura comune di asilo, alla procedura di rimpatrio alla frontiera, agli accertamenti nei confronti dei cittadini di Paesi terzi e al sistema Eurodac, la banca dati europea per l’identificazione tramite impronte digitali e immagini facciali.

Una delle novità principali riguarda la disciplina della domanda di protezione internazionale. Il testo regola le diverse fasi del percorso, dalla manifestazione di volontà alla registrazione e formalizzazione della richiesta, fino ai documenti rilasciati al richiedente. Cambiano anche le norme sull’accesso al lavoro: il periodo durante il quale il richiedente asilo non può svolgere attività lavorativa viene portato a 90 giorni.

Il provvedimento interviene inoltre sul diritto del richiedente a rimanere nel territorio dello Stato durante l’esame della domanda e introduce disposizioni più dettagliate sulle procedure di frontiera. Queste ultime riguardano, in particolare, i casi in cui la richiesta debba essere esaminata con modalità accelerate o direttamente nelle aree di confine, secondo quanto previsto dal nuovo quadro europeo.

Ampio spazio è dedicato anche alla gestione delle domande considerate manifestamente infondate, ai trasferimenti dei richiedenti sottoposti alla procedura di frontiera e alle controversie davanti agli organi competenti in materia di riconoscimento della protezione internazionale. Il decreto disciplina inoltre l’obbligo di risiedere in un luogo specifico, che può essere disposto dal prefetto nei casi previsti, insieme alle possibilità di reclamo giurisdizionale.

Tra gli aspetti più delicati rientrano le norme sul rischio di fuga, sulle misure alternative al trattenimento e sulla disciplina del trattenimento del richiedente. Il testo introduce anche il fermo amministrativo per accertamenti, prevedendo la comunicazione al procuratore della Repubblica, la convalida del giudice di pace e specifiche garanzie per i minori.

Il decreto regola poi gli accertamenti nei confronti degli stranieri rintracciati in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera o a seguito di operazioni di salvataggio in mare. In questi casi sono previsti il trasferimento presso appositi punti di crisi, controlli sanitari, verifiche sulle vulnerabilità, controlli di sicurezza, rilievi fotodattiloscopici e segnaletici, oltre alla trasmissione dei dati al sistema Eurodac.

Proprio Eurodac diventa uno degli strumenti centrali della nuova architettura europea. Il provvedimento prevede l’interconnessione del sistema automatizzato di identificazione delle impronte e delle immagini facciali e individua il punto di accesso nazionale presso il Dipartimento della pubblica sicurezza.

Sul piano organizzativo, il DL 100/2026 introduce misure per rafforzare gli uffici chiamati ad applicare le nuove regole. Sono previsti il potenziamento delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, l’ampliamento delle competenze delle sezioni specializzate in materia di immigrazione, l’istituzione di sezioni stralcio e interventi per rafforzare l’amministrazione giudiziaria.

Il decreto rappresenta dunque il primo passaggio operativo dell’Italia verso l’applicazione del Patto Ue su migrazione e asilo. L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema nazionale coerente con le nuove procedure europee, in un settore destinato a incidere in modo significativo sulla gestione delle frontiere, sull’esame delle domande di protezione e sull’equilibrio tra controllo dei flussi e tutela dei diritti fondamentali.

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