Roma, 7 luglio 2026 – L’Europa deve controllare le proprie frontiere e contrastare l’immigrazione irregolare, ma non può pensare di chiudersi completamente all’arrivo di nuovi migranti. A dirlo è Manfred Weber, presidente del gruppo del Partito popolare europeo al Parlamento europeo, che da Strasburgo ha preso apertamente le distanze dalle posizioni dell’estrema destra e, in particolare, dalla cosiddetta “remigrazione”.
Il messaggio del leader del Ppe è netto: l’economia europea e i sistemi di welfare hanno bisogno dell’apporto dei lavoratori stranieri. Una politica di chiusura totale, secondo Weber, non sarebbe soltanto irrealistica, ma finirebbe per scontrarsi con le necessità concrete di numerosi settori produttivi e sociali.
«Tutti sanno che abbiamo bisogno di nuovi migranti, di persone che sostengano la nostra economia e i nostri sistemi di welfare in Europa», ha affermato Weber, indicando in particolare due ambiti nei quali la domanda di manodopera resta particolarmente importante: l’agricoltura e l’assistenza.
La presa di posizione appare politicamente significativa perché arriva mentre in Europa il confronto sull’immigrazione continua a spostarsi verso politiche più severe sul controllo degli ingressi e sui rimpatri. Lo stesso Ppe ha sostenuto una linea più dura nei confronti dell’immigrazione irregolare, puntando sul rafforzamento delle frontiere esterne e su procedure più efficaci per il ritorno delle persone che non hanno diritto a restare nell’Unione. Nel giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato nuove misure per rendere più efficace il sistema europeo dei rimpatri, nel quadro di una più ampia stretta sulla gestione dei flussi migratori.
Per Weber, tuttavia, il controllo dell’immigrazione irregolare non deve trasformarsi nel rifiuto dell’immigrazione in quanto tale. Il presidente del gruppo Ppe ha rivendicato i risultati ottenuti dalla strategia europea sul controllo delle frontiere e ha citato anche l’azione del governo italiano e la cooperazione con la Tunisia come esempi di un approccio che, a suo giudizio, sta producendo risultati concreti.
È proprio su questa distinzione che Weber prova a tracciare una linea politica tra il centrodestra europeo e l’estrema destra. Da una parte, il controllo dei confini, il contrasto agli ingressi irregolari e la maggiore efficacia dei rimpatri. Dall’altra, il riconoscimento che l’Europa, alle prese con la tenuta del mercato del lavoro e dei sistemi di assistenza, non può rinunciare all’immigrazione.
Secondo il leader del Ppe, è arrivato il momento di dire apertamente che la chiusura totale non rappresenta una soluzione praticabile. «È anche il momento di prendere posizione contro l’estrema destra e dire la verità sulla questione», ha sottolineato Weber, ponendo una domanda destinata ad alimentare il dibattito politico europeo: come sarà possibile, in futuro, stabilizzare il mercato del lavoro e garantire la tenuta dei sistemi di assistenza senza l’apporto dei lavoratori migranti?
La posizione del presidente del Ppe delinea così una strategia fondata su due direttrici: maggiore controllo dell’immigrazione irregolare e apertura a una migrazione necessaria all’economia europea. Una linea che cerca di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini sulla gestione delle frontiere senza inseguire le parole d’ordine più radicali della destra estrema.
Il confronto, dunque, si sposta sempre più dalla domanda se l’Europa abbia bisogno o meno di migranti a un’altra questione: come organizzare ingressi, lavoro e integrazione in modo regolato, sostenibile e coerente con le esigenze economiche e sociali del continente. Per Weber, almeno su un punto, la risposta è chiara: l’idea di un’Europa completamente chiusa all’immigrazione semplicemente non può funzionare.