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Intervista. Ferrero: “Serve un accordo per la regolarizzazione”

Il ministro alla Solidarietà sociale parla dei punti forti della Riforma e si dice convinto, al contrario dei colleghi di governo, che vada accompagnata da una regolarizzazione. Sui permessi alle Poste è tranchant: "Un furto"

ROMA – "Favorire ingressi legali e incontro tra domanda e offerta di lavoro. Tutelare i diritti civili per gli stranieri in Italia, che vanno dai tempi ragionevoli per rinnovare un permesso di soggiorno al voto amministrativo. Ci sono poi i diritti sociali, con l’accesso completo all’assistenza sanitaria e, dopo due anni, all’assistenza sociale". Intervistato da Stranieriinitalia.it, il ministro per la Solidarietà Sociale Paolo Ferrero illustra i capisaldi del disegno di legge delega preparato con Giuliano Amato.

Un testo che affronta anche la situazione di chi non rispetta le regole, "ma con l’abolizione del diritto penale specifico per gli immigrati, una delle barbarie della Bossi-Fini, abbiamo riportato il complesso delle norme al diritto penale ordinario" sottolinea il ministro. "In questo contesto c’è la previsione che i cpt funzionino solo per chi non vuole farsi identitificare, per gli altri ci saranno strutture diverse, aperte, che non devono avere carattere di reclusione ma appunto di identificazione".

Quali opportunità per chi vuole entrare legalmente in Italia?
Abbiamo scelto una pluralità di canali di ingresso nell’ambito dei flussi, che saranno triennali, così da favorire gli ingressi legali al posto di quelli clandestini. Accanto allo strumento attuale [le richieste nominative n.d.r.] che si è rivelato pochissimo efficace, ci saranno vari altri strumenti tra cui gli sponsor istituzionali, gli sponsor individuali e l’autosponsorizzazione.

L’autosponsorizzazione ha sollevato dubbi anche nel governo. Sopravviverà all’iter parlamentare?
Io mi batterò perché sopravviva, penso che le accuse che vengono fatte a quell’istituto paventano dei fatti tuttora presenti sia nell’ingresso clandestino che nell’ingresso regolare. Per un’organizzazione criminale è facile trovare chi può assumere un’altra persona per finta in modo da farlo entrare regolarmente. L’autosponsorizzazione avrà numeri prefissati e sarà un canale sottoposto a un controllo tale da scoraggiare abusi da parte dei criminali.

Per quanto riguarda il diritto di voto, Fini lancia l’allarme contro liste "etniche" o religiose. Crede sia fondato?
Fini è un esempio da manuale dell’uso demagogico dell’immigrazione per raccogliere voti non risolvendo problemi ma agitando le paure. Drammaticamente adesso non è più d’accordo con se stesso, visto che la proposta per il voto l’aveva avanzata anche lui. Detto questo, credo che la possibilità che ci siano liste di quel tipo dipenda dalla capacità dei partiti già esistenti di rappresentare tutti, anche inserendo immigrati nelle loro liste e dalla capacità effettiva di integrazione dei migranti nel tessuto sociale, in modo che invece di percepirsi unicamente come immigrati perché esclusi si possano percepire come lavoratori e cittadini al pari degli altri.

I costi della riforma ne hanno rallentato la presentazione. Il nostro welfare può reggere un allargamento delle presenze regolari?
In realtà non c’era un problema di costi, serviva solo una verifica tra i ministeri interessati. Questa legge non costa, anzi fa guadagnare allo Stato italiano, perché ogni immigrato regolare equivale a un lavoratore e a un imprenditore che pagano le tasse e questo paga tranquillamente il welfare. Noi dovremmo parlare non dei costi degli immigrati ma di quanto guadagniamo grazie agli immigrati.

Appunto, quanto guadagnamo?
Gli immigrati producono circa il 5% del prodotto interno lordo, cioè circa 75 miliardi di euro che equivalgono grosso modo a 10 miliardi di tasse. Oggi a fronte di questi 10 miliardi di tasse diamo agli immigrati quasi nulla in termini di servizi, abbiamo quindi un guadagno netto. Inoltre, per ogni immigrato che arriva in italia a lavorare all’età di vent’anni lo Stato ha già risparmiato almeno 150mila euro, cioè quello che costa un bambino che nasce e cresce in italia, va a scuola e in ospedale, ha genitori che percepiscono l’assegno familiare e così via. Ripeto: la legge non costa ma fa guadagnare e chi viene portato in una situazione di regolarità si mantiene da solo.

Parliamo invece degli irregolari. Sono centinaia di migliaia, come crede di affrontare il problema?
Io penso che sia necessaria una regolarizzazione perché la Bossi-Fini ha prodotto tutti questi clandestini. Non c’è ancora un accordo nella maggioranza, ma confido che sia possibile. La mia proposta è dare il permesso di soggiorno a chi ha un lavoro, mancando però un accordo per adesso non c’è nessuna ipotesi concreta di regolarizzazione.

Nemmeno se la si limitasse a colf e badanti?
Io l’avevo proposta per tutti i lavoratori e quindi avevo prospettato anche la possibilità di farla unicamente per i lavoratori domestici, ma non c’è stato un accordo neanche su questo e quindi adesso siamo a pari grado sia per la proposta generale che per l’eventuale subordinata: nessun accordo su nessuna delle due.

Crede che potrebbe arrivare dopo l’approvazione del ddl delega?
Questa potrebbe essere un’ipotesi, ma secondo me il problema si porrà alla luce dei tempi per l’espletamento del decreto flussi. Sono enormi, tant’è che non abbiamo ancora finito di rispondere a chi ha presentato domanda a marzo dell’anno scorso.

Al di là della legge, sono proprio le procedure che non funzionano. Cosa si può fare?
Qualcosa abbiamo proposto, qualcosina è stato fatto, purtroppo però bisogna rispettare la legge che è fatta apposta per non funzionare, per complicare sia l’ingresso legale che il tempo per avere i documenti. Non possiamo violare la legge, e, anche se non mi piace per nulla, abbiamo le mani legate da questo punto di vista finchè non si riesce a cambiarla.

Un altro blocco grave è quello dei permessi di soggiorno.
Sì, qui c’è un furto, rappresentato dal costo del rinnovo del permesso di soggiorno alle Poste e dai tempi in cui si dà luogo al rinnovo. Io ho chiesto al ministero dell’Interno, che è titolare della convenzione con Poste, che cominci da subito a fare accordi con i Comuni per passare le competenze.

E crede che i Comuni siano pronti? Anche l’Anci parla della necessità di trovare le risorse per questo passaggio
E infatti bisogna muoversi subito, per arrivare preparati quando scadrà la convenzione triennale con Poste. Il rischio è che si facciano delle leggi solo sulla carta, ma poi non c’è la struttura per farla funzionare. Quindi per me questo periodo va usato come fase di transizione per passare il rinnovo dei permessi dalle Poste e dalle Questure ai Comuni.

(23 maggio 2007)

 

Elvio Pasca

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