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Santelli: “Improponibile una regolarizzazione”

Per la  responsabile immigrazione di FI è prematuro anche un nuovo decreto flussi.

 

Roma – 8 febbraio 2008 – “La regolarizzazione è un atto di estrema gravità, che non può essere compiuto da un governo dimissionario. Noi l’abbiamo fatta appena siamo andati al governo, è passato troppo poco tempo da allora e l’Europa ci ha anche richiamato più volte. Ora è improponible”. Jole Santelli, responsabile immigrazione e sicurezza di Forza Italia chiude alla proposta lanciata in questi giorni dal ministro Ferrero.

Ma questa situazione andrà gestita in qualche modo. Dovrà fronteggiarla anche  il prossimo governo…

“Sì, ma io escludo che lo debba fare con una sanatoria. Non dobbiamo più dare l’idea che questo sia un Paese dove chiunque può arrivare tanto poi si metterà in regola.  Le leggi ci sono e vanno applicate, se ci sono esuberi rispetto alle domande vuol dire anche che c’è troppa gente già in Italia non in regola con la legge”.

E pensa sia possibile espellerli tutti?
“Noi dobbiamo evitare l’implosione del Paese, quindi non possiamo ragionare solo sul fabbisogno di forza lavoro, ma anche sulla capacità di accogliere chi arriva. Teniamo poi conto che ci sono clandestini che lavorano ma anche clandestini che non lavorano e non hanno mezzi di sussistenza”.

Perché non assorbire con un nuovo decreto flussi quelli che lavorano?
“Credo sia prematuro. Prima di tutto dobbiamo avere un quadro completo su chi è già qui, tenendo conto che ormai ci sono centinaia di migliaia di stranieri comunitari, per la stragrande maggioranza romeni, che sono in Italia regolarmente. Di quanti extracomunitari, allora, abbiamo davvero bisogno?”

La clandestinità non è anche figlia di una Bossi-Fini che non funziona?
“Come tutte le leggi la Bossi-Fini è perfettibile, specialmente su effetti tecnici che ci si è resi conto che non  funzionano. Ma della sua filosofia di base va tenuto conto”.

E chi oggi vuole assumere un cittadino straniero dovrebbe farlo a scatola chiusa, senza prima conoscerlo?
“Questi incontri di verificano anche per reti di relazioni. Io ad esempio ho chiamato una colf che è la sorella di una persona che lavora presso una mia parente, però adesso aspetto perché possa entrare regolarmente in Italia. La Bossi fini potrebbe poi essere integrata prevedendo corsi di formazione lavoro e di integrazione prima dell’ingresso”.

Crede che esistano punti di incontro tra voi e il centrosinistra per una riforma della cittadinanza?
“In commissione, durante la discussione sul disegno di legge presentato dal governo Prodi, abbiamo aperto al riconoscimento automatico per la seconda generazione. Ma per chi arriva qui non si può guardare solo al tempo di permanenza, servono controlli sulla reale volontà, sulla  capacità di integrazione. Comunque la cittadinanza non è così richiesta, per tanti l’Italia è solo terra di lavoro…”

Perché allora non assecondare chi vuole diventare italiano?

“Solo secondo determinati criteri. Io sogno un’Italia fatta di italiani che hanno una diversa origine, ma si sentono parte di questo Paese. Il vero problema è che non abbiamo ancora focalizzato un modello di integrazione. Servono azioni positive all’americana, se il ragazzino straniero va a scuola non deve esser favorito anche se non è bravo,  ma se è bravo bisogna farlo arrivare ai vertici della società”.

Lei è “responsabile immigrazione e sicurezza”. Crede siano due temi inscindibili?

“No, l’immigrazione di massa ha portato problemi di sicurezza, ma la disciplina sull’immigrazione è molto altro. I  toni eccessivi vanno abbandonati, però è normale che la gente abbia paura, è una reazione umana.  Dobbiamo considerare i bisogni degli immigrati, ma chi arriva dovrebbe avere l’accortezza di non accampare subito pretese un po’ eccessive. Così si rischia una crisi di rigetto”.

 

Elvio Pasca 

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