Roma, 17 agosto 2026 – Sono chiamati comunemente “dublinanti” i richiedenti asilo che, dopo essere entrati o aver presentato una domanda di protezione in un Paese europeo, si spostano in un altro Stato dell’Unione dove chiedono nuovamente asilo. Il termine deriva dal sistema di Dublino, che per anni ha stabilito quale Stato fosse competente a esaminare una richiesta di protezione internazionale. Dal 12 giugno 2026, con l’entrata in applicazione del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, il quadro normativo è stato riformato, pur mantenendo il principio della responsabilità dello Stato individuato in base ai criteri previsti dalle norme europee.
Il fenomeno riguarda soprattutto i cosiddetti movimenti secondari, cioè gli spostamenti dei richiedenti asilo da un Paese europeo a un altro dopo il primo ingresso nell’Unione. Per gli Stati situati alle frontiere esterne, come Italia, Grecia e Spagna, si tratta da anni di uno dei nodi più delicati della politica migratoria europea.
I dati Eurostat relativi al 2025 mostrano con chiarezza la dimensione del fenomeno. L’Italia è stata il Paese che ha ricevuto il maggior numero di richieste da altri Stati affinché assumesse o riprendesse la responsabilità di richiedenti asilo: 24.152 richieste, secondo una stima Eurostat. Seguono Germania, con 16.519 richieste ricevute, e Croazia con 12.358.
Sul fronte opposto, la Germania è risultata il Paese che ha inviato il maggior numero di richieste di trasferimento verso altri Stati: 35.933, davanti alla Francia con 30.084 e al Belgio con 12.285. Complessivamente, nel 2025 i Paesi dell’Unione hanno inviato oltre 111mila richieste nell’ambito del sistema di Dublino.
Richieste e trasferimenti effettivi, tuttavia, sono due realtà molto diverse. Secondo Eurostat, nel 2025 l’Italia ha adottato circa 18.859 decisioni sulle richieste ricevute, con un tasso di accettazione stimato dell’85,2%. Il passaggio dalla decisione al trasferimento fisico della persona può però essere ostacolato da scadenze procedurali, ricorsi, irreperibilità del richiedente o altre circostanze. In tutta l’Ue, infatti, a fronte di 111.708 richieste in uscita sono stati realizzati soltanto 16.620 trasferimenti.
È proprio su questo terreno che nelle ultime settimane si è riacceso il confronto tra Roma e Berlino. L’Italia sostiene che l’intesa raggiunta con Germania e Grecia nel dicembre 2025 abbia chiuso le pendenze relative ai richiedenti già presenti sul territorio tedesco prima dell’entrata in applicazione delle nuove norme. Berlino interpreta invece l’accordo in maniera più limitata e ha avanzato nuove richieste riguardanti anche alcuni casi precedenti al 12 giugno.
Il nuovo Patto Ue su migrazione e asilo ha sostituito il precedente regolamento di Dublino con il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, l’AMMR. Il principio della responsabilità del Paese collegato al primo ingresso rimane centrale, ma vengono rafforzati altri criteri, a partire dai legami familiari, e vengono introdotte procedure destinate a rendere più rapida l’individuazione dello Stato competente e il trasferimento dei richiedenti.
Per i Paesi di frontiera alcune disposizioni risultano però più stringenti. La responsabilità collegata all’ingresso irregolare può infatti durare 20 mesi, mentre il periodo è di 12 mesi nel caso di persone sbarcate dopo operazioni di ricerca e soccorso in mare.
Alla maggiore responsabilità degli Stati di primo ingresso il Patto affianca però un meccanismo permanente di solidarietà, attraverso ricollocamenti, contributi finanziari o altre forme di sostegno. L’obiettivo è cercare di superare uno dei principali limiti del vecchio sistema di Dublino: il peso sproporzionato esercitato sui Paesi maggiormente esposti agli arrivi attraverso le frontiere esterne dell’Unione.
La questione dei “dublinanti” resta così uno dei primi veri banchi di prova del nuovo sistema europeo. Da una parte Bruxelles punta a ridurre gli spostamenti non autorizzati tra gli Stati membri e rendere effettive le regole sulla responsabilità delle domande d’asilo; dall’altra, Paesi come l’Italia chiedono che il rispetto di questi obblighi proceda di pari passo con una solidarietà concreta da parte degli altri partner europei. Il confronto tra Roma e Berlino mostra quanto, anche dopo la riforma, l’equilibrio tra responsabilità e solidarietà resti uno dei nodi politici più complessi della gestione europea delle migrazioni.