Roma, 17 agosto 2026 – Il temuto nuovo tentativo di ingresso di massa a Ceuta durante il fine settimana di Ferragosto non si è verificato. A impedire che centinaia di migranti raggiungessero la frontiera dell’exclave spagnola sono state soprattutto le forze di sicurezza marocchine, intervenute nelle zone attorno a Fnideq, a pochi chilometri dal confine.
Secondo quanto riferito da ANSA, le autorità di Rabat hanno impiegato un vasto dispositivo composto da agenti antisommossa, elicotteri, droni e unità cinofile. In alcuni momenti si sono registrate cariche e l’utilizzo di lacrimogeni per disperdere gruppi di persone che si stavano avvicinando alla zona di frontiera. Quasi 300 migranti sarebbero stati fermati, in gran parte cittadini dell’Africa subsahariana, insieme a una cinquantina di persone originarie del Maghreb.
Molti dei fermati sono stati successivamente trasferiti in autobus verso località lontane dal confine, alcune situate nel sud del Marocco. Altre centinaia di persone sarebbero invece ancora presenti nelle zone boschive della regione. Questa volta, tuttavia, il dispositivo marocchino ha impedito che gruppi consistenti riuscissero ad arrivare fino a Ceuta.
La situazione segna una netta differenza rispetto alla crisi del 30 e 31 luglio, quando, secondo i dati citati dal governo spagnolo, oltre 80 mila persone riuscirono a entrare nell’exclave, prevalentemente via mare, anche se circa 70 mila fecero ritorno in Marocco nelle successive 48 ore. L’episodio aveva provocato una grave crisi politica e diplomatica, oltre a spingere Madrid a rafforzare sensibilmente la sicurezza delle proprie frontiere.
Per il nuovo allarme di Ferragosto, la Spagna aveva mobilitato a Ceuta circa 3.600 uomini, compresi circa duemila militari. Il loro intervento non si è però reso necessario su larga scala, perché i gruppi diretti verso il confine sono stati intercettati in territorio marocchino. Anche a Melilla, l’altra exclave spagnola in Nord Africa, il confine è rimasto sotto stretta sorveglianza senza che si verificassero nuovi tentativi di ingresso di massa.
L’emergenza umanitaria dentro Ceuta
Se la pressione alla frontiera è temporaneamente diminuita, resta invece critica la situazione all’interno di Ceuta. Migliaia di migranti arrivati durante la precedente ondata sono ancora presenti nell’exclave. Il governo centrale spagnolo ne stima almeno 5 mila, mentre secondo le autorità locali sarebbero circa 9 mila. Molti vivono in tende e sistemazioni di fortuna, soprattutto nella zona della spiaggia di El Trampolín.
Le strutture disponibili risultano sotto pressione e si registrano difficoltà nell’accesso a cibo, acqua e servizi igienici. La ministra spagnola della Sanità, Mónica García, ha indicato la situazione come una priorità di sanità pubblica. Sono stati segnalati casi di gastroenterite e tubercolosi, mentre le autorità hanno riferito anche di aggressioni sessuali ai danni di alcune donne migranti. Secondo il governo, il rischio epidemiologico rimane basso per la popolazione residente ma più significativo per le persone che vivono negli accampamenti.
Particolarmente complessa è la posizione dei minori non accompagnati, quasi 1.900 già identificati. Per loro sono necessari accertamenti individuali, verifiche familiari e l’intervento della magistratura minorile. Anche per gli adulti eventuali rimpatri devono essere preceduti da identificazione e procedure individuali, elemento che rende più complessa una rapida gestione della crisi.
Proprio contro il rischio di espulsioni collettive, alcune decine di migranti hanno organizzato un sit-in pacifico a El Trampolín chiedendo la possibilità di presentare domanda di asilo e rivendicando il rispetto dei propri diritti.
Una crisi che continua ad avere conseguenze europee
La situazione di Ceuta ha ormai superato i confini della Spagna, diventando anche un tema politico europeo. Dopo gli ingressi di fine luglio, l’Italia ha reintrodotto dal primo agosto controlli alle frontiere Schengen per i viaggiatori provenienti dalla Spagna. Madrid ha reagito applicando a sua volta controlli ai viaggiatori provenienti dall’Italia, previsti fino al 7 settembre.
Il nuovo intervento delle autorità marocchine mostra inoltre quanto il controllo della frontiera di Ceuta dipenda dalla cooperazione tra Madrid e Rabat. Per il momento il rafforzamento del dispositivo di sicurezza ha impedito una nuova ondata di ingressi, ma l’allerta resta elevata e pattuglie marocchine continuano a sorvegliare spiagge, strade e zone costiere tra Fnideq, Tangeri e Tetouan.
La pressione alla frontiera potrebbe dunque essersi temporaneamente ridotta, ma l’emergenza umanitaria all’interno di Ceuta e le conseguenze diplomatiche della crisi restano tutt’altro che risolte.